LETTERE òj
me, e si loda molto di me. I nostri naturali si uniformanoperfettamente, e la nostra maniera di pensare è la stessa.
Abbracciate per me i genitori, salutatemi e ringraziateil fratello, e credetemi, etc.
ALLO STESSOA FERRARA
Roma, i 3 febbrajo 1783.
Dopo un mese di continua fatica* finalmente respiro.Sono stato per tutto questo tempo occupato in com-porre due Componimenti drammatici da cantarsi verso lafine di questo mese nel palazzo del cardinale de Bernisper festeggiare la nascita del Delfino di Francia (*). Visaprò poi dire cosa mi ha fruttato. Se il regalo è minoredel valore di cento zecchini per lo meno , v’ assicuro cherinuncio per sempre alla poesia.
Vi promisi di darvi informazione del ricevimento chemi fece il Papa. Non è possibile che io possa esprimervila bontà, con cui mi accolse. Fui introdotto dal mio pa-drone^ e il mio primo abboccamento durò per due buoneore. Chi può dirvi la sensazione che mi fece? Mi presen-tai pieno di timore, e ne uscii pieno di tenerezza} e quandogli baciai i piedi nell’ atto che stava per montare in car-rozza per andare a fare una passeggiata, mi vennero agliocchi le lagrime. Questo fu il primo abboccamento, di cuine ho ancora fresca la memoria. Adesso quando mi vede,e che io me gli presento, mi fa sempre qualche carezza.
Da ciò potete comprendere 1’ agitazione, in cui sono perla imminente sua partenza per Vienna . Egli è risoluto difare il viaggio more pauperum , e di non prender seco nèCardinali, nè Prelati , nè Nepoti. Il mio Padrone, che1’ ama teneramente , ne è afflittissimo , e la sua afflizionepassa nell’ animo mio, che gli sono al fianco. Tutto il suo
(*) Ciò conferma quanto ho notalo, intorno all’anno in cui è scritta lalettera all’altro fratello, a carte 10 di questo volume. ( L’Editore .)