LETTENE
65
compagnia, qualunque sia la risoluzione che voi prenderete.
Il signor Duca e la signora Duchessa vi salutano in modoparticolare, ed io poi sono senza riserva il vostro , ctc.
ALLO STESSO
.... 1788.
Amico carissimo. — Su due piedi non posso, nò so idearun piano che possa convenire per tre o quattro componi-menti. Ci penserò, e nel venturo ordinario vi comunicheròil mio pensamento. Mi riputerò poi molto onorato , se ilsignor Senatore Marescalchi vorrà esser terzo di compagnia,e primo sicuramente in quanto alla mia persona. Bisognandoun quarto, amerei per compagno o il Cerretti di Modena ,o il Tlossi di Torino , di cui ho letta qualche cosa che lodistingue. In Roma non conosco poeta che meriti d’avercompagno Savioli, cominciando da me, che non verrò am-messo a questo convito poetico, fuorché per vostra solatolleranza e gentilezza.
E il signor Duca e la signora Duchessa vi ringraziano ,e vi salutano e son vostri veri amici.
Non sussiste 1’ offerta, che vi è stata supposta, del Qua-ranta Caprara. È bensì verisimile tutto il maneggio chemi scrivete. Ma intanto la lettera del Senato non si èancora veduta.
Anche a voi saran note le vicende di certo mio sonettosopra S. Niccola (*). Non si sono mai scritte tante satire perun Conclave, quante sopra i miei quattordici versi. Songià due mesi, che la città è tutta a rumore ^ e le vespem hanno poi tanto stuzzicato, che finalmente m’ è scap-pata la pazienza, e in grazia d’ alcuni ingrati, che hanvoluto mordermi, ho riveduto il pelo al resto de’mieicensoi’i. I versi dunque, che la mia bile ha gettati, son
(*) Questo sonetto può vedersi a carte i3 del tomo I.° della presentecollezione. (£ J Editore.)
Momtl Epistolario. 5