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LETTERE
quelli che vi accludo (*). Io non gli ho pubblicati, ma sola-mente letti, e la sola lettura ha talmente disanimati costoro,che la maggior parte ha cercato di pacificarsi meco, ed hainterposto ogni sorta di mediazioni. Se vi verrà talentod’ aver tutta 1’ Iliade delle Satire e delle Apologie, lemanderò. Intanto godetevi quel poco che la carità poeticami ha suggerito. Vi prego però di non darlo fuori. Mibasta che lo facciate sentire.
Sono con tutto l’animo, e sempre col dovuto rispetto,il vero, ctc.
Vi ricorderete, cortese ed amabile signora, avervi iopromesso di cogliere un fiore in Parnaso per le vostrenozze. Io ve ne offro dunque uno assai bello raccolto inGrecia j e voi ben sapete , che i più bei fiori delle Musenacquero sempre in quei terreni beati. Me 1’ ha recato dilà, non ha molto, il vostro e mio sig. abate DionigiStrocchi , che felicemente trascorse quelle contrade a solooggetto di conoscere più da vicino le vere sembianze diPlatone e di Omero \ ed ha voluto eh’ io medesimo neinfiori la sponda del vostro talamo, perchè abbiate uncontrassegno dell’esultanza d’ambidue in questa così bellaoccasione. La fragranza di questo fiore vi avvertirà , cheegli non ha punto perduto della sua freschezza nei peri-coli del viaggio. Degnatelo di un guardo fra la moltitu-dine di tanti altri, che i nostri poeti vi spargeranno d’in-torno per festeggiare il vostro imeneo 5 e gradite in essouna tenue, ma sincera espressione del mio giubilo, e delvero rispetto, con cui ho l’onore di rassegnarmi, ctc.
(’) Cioè il Sonetto coitalo : Padre Quirino, io so che a Maro e a Fiac-co, eie. ora stampato, e die leggesi nel tomo 1.® di questa collezione.
( L’Editore .)