I
LETTERE
ALLO STESSO *
C. A.— Mi era già nota la tua missione a Cremona ,della quale molto mi sono compiaciuto, perchè manifesta laconfidenza del Governo nella tua probità. Ora mi è grato,il saperlo da te medesimo, e gratissimo il sentire che sem-pre mi ami.
Subito che la stampa della mia Prolusione sarà finita,P avrai. Ho dovuto interromperla per attendere alle mieLezioni, alle quali I10 dato felicemente principio. Dico fe-licemente, perchè parrai che gli studenti m’ascoltino conpiacere. Io ne ho per uditori quanti ne può capire la scuolache è la più vasta di tutta l’Università, senza contar quelliche m’ascoltano dalle finestre. Ma questa affluenza mi ponenella dura necessità di faticare più di quello che avrei de-siderato. Per ora dunque addio, Muse, addio, Tragedie.Io posso parlarne, ma non comporne; c Dio sa quandofarò più versi !
Amami quanto ti amo, e sta sano. Etc.
PS. Dimani vado a Milano per abbracciare la mia fa-miglia, e dopo quattro o cinque giorni tornerò alla miatrireme.
allo stesso *
Di casa, 9 novembre 1812.
Mio caro amico. — Ti rendo grazie del bel dono chemi hai fatto del tuo Elenco , ec. (*). Nella savia e modesta
(*) Elenco di alcune parolej oggidì frequentemente in uso 3 le quali non*ono ne’ Vocabolari italiani.