LETTERE
I I 8
di farlo nominare professore a Pavia , ove appunto è va-cante la cattedra di Fisica sperimentale. In quel teatro discienze, il primo non solamente della Repubblica , ma ditutta l’Italia, ed anche d’ Europa , avrei speranza cheMoratelli potesse crearsi una bella riputazione. Egli nonsa nulla di questa mia intenzione; e se posso combinarlacon Containi, mi provo di darle effetto, nè mi mancamezzo di farlo.
Due sole lettere vostre ho ricevuto dacché ci siamo di-visi , e 1’ ultima si è quella recatami da Moratelli. Volen-tieri vi manderei l’edizione di tutte l’opere mie; ma ditante, che sono uscite ed escono tutto giorno per librariespeculazioni, nessuna edizione è completa , ed io stessopresso di me non ho quasi nulla dello stampato. Presen-temente lavoro intorno ad un’ opera che mi tiene tuttooccupato, e ne ho di più sulle spalle un’ altra addossatamidal Governo per l’incoronazione di Bonaparte. V’ è pro-prio dei momenti, in cui la testa mi fugge per la fatica,nè so come la salute mi regga. Se ponete mente, che lanatura de’ mici travagli non consente nè distrazioni, nèallentamento di fantasia, vedrete facilmente il perchènon trovo mai tempo di scriver lettere neppure ai piùcari. E questa, ed alcun’ altra, a cui do corso in quest’ or-dinario, mi costa un tenqio prezioso; ma il cuore vuol pureaneli’ esso talvolta le sue soddisfazioni. Moratelli nel par-larmi di voi, e de’vostri fratelli, e de’miei mi ha svegliatoun ardentissimo desiderio di rivedervi tutti e abbracciarvi.Sperava d’intervenire alle nozze di Caterina. Ma come sifa ? Io non sono padrone di me medesimo. Salutatela ca-rissimamente del pari che suo marito, e ditele che io godode’ suoi contenti, come fosse figlia mia propria. E vera-mente , crediatelo, io v’ amo tutti, c vi porto lutti nelcuore, eie.