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6 (1842) Epistolario : riordinato ed accresciuto di molte lettere non prima stampate o raccolte / di Vincenzo Monti
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LETTERE

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ALLO STESSO

Milano, 3 o gennaio 1807.

Caro Foscolo. — Cesarotti mi scrive un mondo d’ am-mirazioni sulla Spada di Federico, e mi accompagna”unalettera della Vadori, nella quale sono queste parole : « Diraia Foscolo, che Cesarotti , Franceschinis, e papà Bondiolil’aniano quanto egli ama Monti ». Vedi che non t’hodato cattivo consiglio esortandoti a non mettere nelle tuecritiche sillaba che possa ferire quel povero vecchio chetanto ti ama.

Nella prima Nemea di Pindaro trovo un’espressione cheparmi aver luogo nelle tue note al giuramento di Giove.Pindaro dice, che Giove accennò colle chiome. Ciò sembrasignificare che tutta, o almeno la principal forza di quelgiuramento, consisteva nell’agitamento dei divini capelli}ed ecco perchè al loro moto trema 1’ Olimpo.

Spero che avrai emendato i miei versi secondo che t’hoscritto nel passato ordinario, indirizzando a Bettoni lalettera.

In Pisa è accaduta un letteraria rivoluzione. Quel fur-fante de-Coureil, corrispondente del Galeotto , aveva an-nunziato nel Giornale il Bardo con tre sole insolenti ri-ghe. La Società cooperante a quel foglio, indignala diquesta villania , ha tenuto assemblea, e a voti unanimi ilde-Coureil è stato cacciato dal loro seno, e si è decretatoche in quel Giornale si faccia 1’ espiazione di tutte le in-giurie fattemi da quel manigoldo, con un articolo solennis-simo in onor dell’ offeso. Questa riparazione, nè cercata nèpensata, mi fa piacere perchè disarma più d’un malevolo,e piacerà a te pure che sempre sei stato vindice della miariputazione. Amami, e sta sano. Il tuo, etc.