LETTERE
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ALLO STESSO
Ricevo con gran piacere vostre lettere dal marcheseBevilacqua, il quale caldamente raccomandai al nostroAppiani, a Bossi ed a Sanquirico . In pochi giorni egli hafatto già la relazione de’primari scienziati ed artisti diquesta capitale del Regno d’Italia, mostrandosi giovaned’ottime qualità, di cuor assai caldo, e di spirito intra-prendente. Mi disse aver voi rinunziato all’ idea di scri-vere la Storia dell’Architettura , eli’ egli forse vorrebbe ten-tare , e me ne comunicò un progetto. Lo trovai immagi-nato con molto criterio : è un vasto piano d’ opera cheracchiuderebbe la serie d’ ogni monumento nazionale, e1’ anello compirebbe della grande catena.
Me ne compiaccio 5 e perciò vorrei che questo illustreconcittadino nostro frequentasse meno il teatro e le suescenografiche lusinghe per darsi a più serii studi. Lo con-sigliai di visitar la Vecchia Roma ; e consegnato all’ im-mortale Canova, spero eli’ei darà mano ad un’opera, lala quale onorar deve l’Italia .
ALLO STESSO
Il miserabile dono dell’ Opera mia è un nulla a pettodel preziosissimo che tu m’hai fatto già della tua. Benvoglio che tu il consideri come tenuissimo pegno dellamia riconoscenza, e insieme della tenera amicizia che a temi lega, e legherà eternamente.
Senza entrare in molte parole, io t’ annunzio d’ avergià scritto a Torino conformemente alle istruzioni lascia-temi dal nostro Giordani nel suo partire. Mi giova credereMonti. Epistolario. 15