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ALLO STESSO
(*) A dispetto della mia paralisi eccovi altre quattro pa-role di mio pugno. Ma non prendete da ciò ragione dicredere che la condizione del mio povero corpo sia mi-gliorata. Io sperava che 1’ aria della Brianza, ove mitrovo, avrebbe in parte rifiorita la mia misera vita} mafinora nessuno o pochissimo giovamento. Tanto la gambache il braccio sinistro sempre perduti, sempre impotenti.Aggiungete per soprassello alla mia disgrazia una incredi-!bile inappetenza, che mi rende nauseoso ogni cibo. Ond’èche, non potendo abbastanza nutrirmi, vo perdendo, 1’ undì più che P altro, le forze vitali, e con queste ogni spe-ranza di riavermi. Di questa mortale inappetenza parlatene,vi prego , col sapientissimo Aglietti, se mai per caso eglisapesse qualche segreto atto a risvegliarmi un poco P ap-petito, o almeno a scemarmi questa orribile nausea ad ognicibo. Mi ha contristato la descrizione, che mi fate, de’vostriincomodi, e sento per prova non esser vero P odioso pro-verbio , che ai miseri sia sollievo P aver compagni nellasventura, perchè quando i compagni della disgrazia sonoi nostri più cari, come voi lo siete a me, non solamente inostri mali non si scemano, ma si augumentano. Ben mipare che voi vi troviate in condizione migliore assai dellamia, perchè voi siete provvisto di maggior coraggio chenon son io, già avvilito e ornai disperato della vita, nontanto per la gravezza del male, quanto pel peso degli anni.L’unico mio conforto è il sentirmi ancor vivo il cuore, ilquale si apre più che mai ai sentimenti dell’amicizia, della
(*) Questa lettera è mancante di data ; ma dalle parole, colle qualiincomincia, si fa manifesto che tiene dietro con poco intervallo alla an-tecedente, ed c scritta nell*autunno dell’anno 1826. (L'Editore.)