LETTERE
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ALLO STESSO
Che debbo io rispondere alla cortesissima vostra reca-tami dal signor Scevola ? Consentire all’ onore che voiavete divisato di compartirmi ? La coscienza mi gridaeli’ io ne sono immeritevole. Ricusarlo? L’amor proprionoi permette, e soffoca tutti i rimorsi della coscienza. Diuna sola grazia vi prego, e si è ebe piacciavi di levar via,ne’versi della dedica, la sentenza che aggiudica a me soloV eccelso vanto , etc. etc. Questa lode, o mio caro, è troppoesclusiva, ned io sono il solo che la meriti, se pure gli èvero che me ne tocchi. Del resto ricordivi che la lode,quando eccede, torna nociva al lodato del pari che al lo-datore.
Non vi fo ringraziamenti, perchè non saprei con pa-role farli adeguati } bensì pregovi di avermi per vostroobbligatissimo, e sempre mai pronto a porgervi provedella mia gratitudine. Vale : et me ama.
PS. Il Paradisi è in campagna. Al suo ritorno gli diròle cose officiose che mi avete commesso.
AL CAV. CESARE ARICI
Va benissimo. Al diavolo, non che ai venti, la malinconia.A che rattristarvi, se per quest’ anno le vostre Lezioni sa-ranno informi e incomplete? Il tempo e l’ingegno darannoordine e pei-fezione a tutto ciò che sul nascere non puòche essere difettoso. Lodo che avvezziate i vostri discepolialla meditazione di Dante . Ma dopo averne mostrato loroil bello, rivelate anche il brutto, voglio dire le molte cose