LETTERE
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ALLO STESSO
Confiteor, e domando perdono del mio silenzio. Ma sesono negligente a rispondere, noi sono nel ricordarmi degliamici, che anche tacendo porto sempre nel cuore. Non vicada adunque mai nella mente che la mia amicizia possapatire diminuzione nè per voi, nè per quelli di cui miavete detto i saluti.
Le nozze imminenti di mia figlia col Conte Perticari diPesaro son vere , e accetto le congratulazioni che me nefate. Il partito è il più hello che P amor paterno potessedesiderare.
Sotto gli auspicj del Governo ho messo mano alla ri-stampa della mia Iliade , e le correzioni, che ho fatte almio lavoro, sono in gran parte conformi alle bellissimeosservazioni inviatemi da Visconti. Dico in gran parte,perchè io stesso ve n’ ho fatte molte di mia coscienza. E levostre Fonti quando verranno elle ad estinguere la nostrasete ?
Paradisi vi risaluta, ed io sono mai sempre il vostro, etc.
ALLO STESSO
Interrogherò il Ministro , interrogherò Scopoli, interro-gherò Paradisi su quanto mi scrivi. La giusta stima , inche sei tenuto da questi superiori, mi fa sperare chele tue brame verranno tutte adempite. Ma più d’ oguialtra potrà valerti la protezione di Paradisi, al quale,siccome nostro Presidente, gli è bene che tu scriva. Puoifarlo pure con Araldi , che è qui, e gode di tutta la be-nevolenza del Ministro , presso cui vive. Per ciò che di-pende da’miei offici, è inutile che li solleciti.