LETTERE
scorsi con poca attenzione, avendoue voi rilevato sì pochemende. Per la qual cosa, se a tempo stracco vi compia-ceste di ripassarli, ciò mi sarebbe grande augumento d’ob-bligazione.
Ricordate alla vostra signora l’antica e divola mia ser-vitù, e onoratemi di qualche risposta.
PS. Mi è stato mandato ieri l’altro 1’ articolo di ungiornale greco , nel quale si parla della mia traduzione.Non vi dispiacerà, credo , il paragrafo che vi trascrivo ,tradottomi da Mustoxidi :
« Il Monti, fuggendo lo scoglio dove naufragò il poetadella Morto di Ettore , nè calpesta, come il Cesarotti , leceneri del nostro Omero , nè P ombra sua ne maledice. Ildegno di meraviglia si è, che il Monti è digiuno della grecalingua, come lo era il Pope} ma ambedue circondati dagliaiuti di molte versioni, ambedue zelanti del poeta greco,e poeti, con limpida ed aperta fantasia il seguirono nellaTroade, e fra le ruine della città di Priamo divenneroP eco fedele dei versi d’ Omero . Fra le due versioni pre-ferisco la fatta dal Monti} perchè in questa la linguaitaliana, conservando la virilità della latina , alla dizioneomerica si accosta più dell’inglese ».
ALLO STESSO
Prestantissimo e carissimo amico. — Mi giovo della ve-nuta a Parigi del nostro Morghen per inviarvi due esem-plari della mia Iliade , seconda edizione. Vedrete correttitutti i passi da voi cortesemente notali, e oltre a questipiu altri, ne’ quali ho cercato di far meglio. Vedrete an-cora, nelle poche righe al lettore, di che modo la mia gra-titudine ha reso manifesto il singoiar beneficio da voiricevuto.
Monti. Epistolario. 17