LETTURE
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Il Podestà di Ferrara deve aver ricevuto un dispacciodi questa Prefettura del Monte Napoleone, relativo all’A-zienda ex-gesuitica. Mi rendo certo che 1’ amor della pa-tria e del pubblico bene vi farà lasciar da parte tutti iriguardi. Calate adunque visiera, e vedrete ottimo effetto.
Direte a Roverella, che alla mia venuta costà gli recheròuna bell’ edizione dell’Api Panacridi, con una eccellenteversione Latina , e che non rispondo all’ ultima sua perdifetto di tempo.
Salutate caramente la Moglie, la Marietta, Aventi, Zuc-eari, e tutti i miei benevoli. Vi abbraccio col cuore, esono per sempre il vostro, etc.
Mio dolcissimo amico. — Le vere amicizie non hannobisogno di essere alimentate da molte lettere per mante-nersi vive e tenere. Rade volte, gli è vero, è venuta a noi1’ occasione di scriverci; ma la nostra amicizia è tale, che,per mio sentire, non potrebbe alterarla nè scemarla ilsilenzio neppure d’ un secolo. L’interesse, che voi prendetealla mia salute, mi è carissimo: e ve ne ringrazio con pie-nezza di cuore. Ma la mia infermità non è finita. Sono qua-rantasei giorni ch’ella mi tiene inchiodato nel letto. La febbreassai pericolosa, in cui si sviluppò, è stata domata; ma vi èmolto da fare per il restante. La paralisi del manco braccioe della coscia sinistra mi toglie tuttavia affatto l’uso diqueste due parti del mio povero corpo, e prevedo che, pertrovarmi qualche rimedio, mi sarà forza seguire il consigliodei pratici che mi esortano a tentare i fanghi d’Abano ;onde verisimilmente, nel prossimo luglio, mi recherò a Pa-dova per questo effetto, e quel soggiorno mi recherà,