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6 (1842) Epistolario : riordinato ed accresciuto di molte lettere non prima stampate o raccolte / di Vincenzo Monti
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LETTERE

A TITO MANZI

A FIRENZE

Milano , il giugno 1817,Partì l’ingrato?

Ebbe cor di lasciarmi in questo stato ?

Prendo in prestito da Aristea le parole per lagnarmidella tua crudeltà. Partire senza vedermi! Senza darmi ilcontento di abbracciarti! Ma ti perdono se mi adempi lasperanza di rivederti, o almeno di saperti felice in qualun-que parte del mondo ti balestri la fortuna.

Lasciando a parte il parlar figurato, che nel vocabolariodell’amicizia non è molto in uso, ti dico che se i nostricorpi sono separati, le anime sono c saranno sempre unite.E di questo fo sacramento su gli eterni principii della ri-conoscenza che a te mi lega fino dal 1807, e su la stimache mi hanno inspirato le tue virtù.

Avrei bramato di lasciarti, partendo, tu per Firenze edio per la Brianza, qualche cosa da dire per parte mia alnosti’o bravo Niccolini, e a chiunque de’tuoi amici con-corra teco nel desiderio di veder formata di tutti i lette-rati italiani una sola famiglia, una sola potenza. Ma i mieisentimenti su questo nobile punto ti sono sì manifesti,che ogni particolar istruzione è superflua.

Non mi lasciare, ti prego, senza notizia di te e diquanto avrai risoluto. Desidero che la tua sorte si volga 5ma , 0 lieta o trista, fa ch’io la sappia, perchè io vogliodividerla teco, se non altro, per sentimento. Addio, mio caroTito, e pensa qualche volta al tuo, ctc.

PS- Ti fo i saluti di Giordani , che tanto ti ama e tistima.