LETTI- RE
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che si scemi fra noi la superstizione che ci tenea avvilitisotto il peso di quell’ oracolo ingiustamente tirannico. Leconseguenze non sono da comandarsi in tuono assoluto ,ma da insinuarsi destramente, ed in modo che il lettore letiri nella sua mente da sè. Lasciamo adunque, carissimosignor abate, che il pubblico venga spontaneo nelle nostrebuone intenzioni, le quali più modeste saranno e più si-curo sarà l’effetto a cui tendono.
Delle opinioni, da voi esposte nel ms. inviatomi colmezzo del comune amico Smancini, mi aveva parlato ancheil signor marchese Febo d’Adda Direttore degli studi, dalquale con assai piacere ho inteso che voi siete chiamatodal Governo a una cattedra (*) nel collegio Ghislieri. Se inpassando per Milano mi onorerete d’una vostra visita, iospero che facilmente accorderemo tra loro i nostri pareri. Edio di tutta la buona voglia e con sentimento di gratitudinemi gioverò di quei lumi e consigli ed aiuti che la vostradottrina e sapere vorranno somministrarmi in questo peri-culosce plenum opus alece, e eh’ io nulladimeno confido dicondurre a buon porto, se, quale ha cominciato, mi conti-nuerà il favore del pubblico. Abbiatevi intanto i miei rin-graziamenti per le osservazioni che vi è piaciuto inviarmi,e senza inutili complimenti credetemi, eie.
(*) L’abate Romani sostenne per due anni l’incarico di vice-direttoredel collegio Ghislieri di Pavia . Del resto havvi bensì in quel collegioalcuni Ripetitori delle scienze, che pubblicamente s’insegnano nella Uni-versità, pel comodo degli alunni, i quali vi godono del convitto; ma nonsussiste in esso alcuna Cattedra propriamente detta. (L'Editore.)
Mohti. Epistolario.
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