LETTERE 345
figliuoli, primieramente non si sarebbe trovato morto an-cor esso: in secondo luogo’, sarebbero apparsi nelle mem-bra smozzicate de’ suoi figli i segni visibili di quel suo be-stiai nutrimento: e un simile fatto non sarebbesi dallastoria taciuto. Nel suo silenzio adunque su questo punto,chi mai può creder Dante sì povero di giudizio da inven-tarsi tutto di suo capo un tal fatto con tanto discapitod’interesse e di compassione verso il pi’Otagonista di tantatragedia? Per queste considerazioni, alle quali, se avessiozio e più voglia, potrei dare maggior luce e più peso , ioreputo miglior consiglio il non partirsi dalla chiosa comu-ne, lutto clic mi contenti poco il dover ammettere che neldar morte a Ugolino fu più potente la fame che il dolore}parendomi che sarebbe stato più nobile e più pietoso sen-timento il contrario. Fu perciò che, allorquando l’editoredel Codice Bartoliniano mi mostrò la lezione ch’ivi si tro-va: Poiché il dolor potè più che il digiuno, parvemi che que-sta rispondesse perfettamente all’antico mio pensamento^ econfesso che il cuore l’accarezzò, e ne dirò subito la le-gione. Ugolino in quel passo, a ben meditarlo, non pi’endea nai-rare s’egli morisse più di fame che di dolore. Dopoi terribili versi
Ed io sentii chiavar l’uscio di sottoAll’orribile torre, ond’io guardaiNel viso a’ miei figliuoi senza far motto,
ognuno vede e sente da sè che il misero è dannato a mo-rire di fame: e il poeta dicendo appresso che a farlo mo-rire potè, più che il dolore, il digiuno, direbbe cosa su-perflua, perchè il cuoi’e dell’ascoltante l’ha già presentita:e Dante non usa perdere parole in cose già chiare. Il vei’soadunque
Poiché il dolor potè più che il digiuno,
secondo la lezione del Codice Bartoliniano, non mira afar noto se la morte di Ugolino fu più effetti, del doloi’eche del digiuno, ma a render ragione del come, oltre tulle