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LETTERE
amico mio, il buon Giacomino. Dite a Riva ch’io l’amoteneramente, c che spero di essere riamato. [RingraziateVillardi de’benevoli suoi saluti} tenetelo fermo nell’ono-rato e nobile suo proponimento, assicurandolo che fra imotivi, che sollecitano la mia partenza, v’è anche quello ditrovarmi libero da ogni cura, onde accozzare quattro pa-role degne di lui nel piccolo scritto che gli ho promesso.
Non vi prego di raccomandarmi alla memoria di Persi-co, perchè misuro dalla mia amicizia la sua. Neppure pregovoi di amarmi: ben vi prego di porgermi occasione di me-ritare il titolo, che mi arrogo, di vostro, etc.
PS. Gambara c Ugoni vi salutano senza fine.
ALLA STESSA
Che mai direte vedendo la data di questa lettera? Ch’iomi sia lasciato sedurre dalle carezze bresciane? No : unaforte ragione di creanza ha fatto eh’ io differisca fino a sab-bato, contro voglia, la mia partenza} e spiego la cosa.
Il cortese ed amorevole ospite mio sta sul punto di man-dare alle stampe il primo volume della lunga e laboriosaopera da esso intrapresa in continuazione dei Secoli dellaletteratux-a del Corniani. Ha desiderato eh’ io n’ ascolti lalettura, e schiettamente l’avverta di ciò che, secondo ilmio avviso, merita correzione. Questa lettura, questo esamenon era fatica d’un giorno, nè di due, nè di tre. Potretevoi biasimarmi di aver condisceso all’onesto desiderio d’nntanto amico ? E poteva io dargli minor attestato della miariconoscenza per le tante sue cortesie? Le quali in vero,congiunte a quelle de’suoi amici, avrebbero forza d’inna-morarmi di questo soggiorno, e di rallegrarmi per ogniaspetto la vita, se la tristezza, in che mi ha gettato il se-pararmi da voi e da Persico, non mi tenesse ancor malin-conico e quasi stordito.