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6 (1842) Epistolario : riordinato ed accresciuto di molte lettere non prima stampate o raccolte / di Vincenzo Monti
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LETTERE 35g

Sarò dunque in Milano la mattina della domenica, e làattendo la consolazione delle vostre lettere.

Attendo anche quelle dell’ottimo Riva, il quale mi hapromessa l’informazione dell’effetto che avrà prodotto nel-1’ animo di coteste chierche cruschevoli l’opera del Perti-car!. Ma le cose che più mi preme di sapere, dietro l’ini-ziativa fattane nell’Albergo di Desenzano, voi, senza ch’iopiù mi spieghi, le conoscete. E di queste siatemi corteseragguagliatrice, e amate il vostro Monti. Date un bacio perme a Giacomino, un tenero saluto alla figlia e un abbrac-cio al mio Persico. Addio.

ALLA STESSA

Milano , 7 giugno 1820.

Mal andato della salute partii il sabbato da Brescia , egiunsi sulla mezza notte a Milano , ove poche ore primatrovai pure arrivata dalla Brianza mia moglie, in pocobuona salute ancor essa. Nulladimeno il contento di rive-derci fece all’una e all’altro dimenticare i nostri malanni,ed io passai bastantemente lieta tutta la domenica, e po-tei la sera veder Canestrari e gli amici, e raccontar lorocon verità ed affetto le tante cortesie colle quali e voi e ivostri Veronesi avete rallegrati tutti i momenti del miosoggiorno’costì. Parevami in somma di essere perfettamenterisanato. Ma il lunedì notte mi trovai giunto a brutto par-tito fra due fieri nemici, un terribile vomito, e una piùterribile dissenteria, della quale aveva già sostenuti i primiassalti in Brescia per 1’ effetto di un generoso purgantesomministratomi dal mio Esculapio Gambara il giornoavanti la mia partenza. Ma quello non fu che un preludiodel male che poi s’è fatto più manifesto^ e il male (chepoi spero mi tornerà in bene) si è la mossa d’un’immensacopia di piccoli vermi, che ne fui spaventato, e a tale ri-dotto che mi prese orrore di me medesimo. Nulla dico del-