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6 (1842) Epistolario : riordinato ed accresciuto di molte lettere non prima stampate o raccolte / di Vincenzo Monti
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LETTERE

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tempo di accozzare quelle quattro parole che gli promisi}e ditegli che non se ne dolga, perchè in questo mezzo sisono suscitati in Firenze clamori c susurri di tal natura,che mette conto il non aver principiato la stampa di quellalettera.

Ringraziate l’amabile Paolina de’suoi cari saluti, e ab-bracciatemi Giacomino teneramente. Ricordatemi a Monta-nari, a Riva, e soprattutto ad Ippolito, ed amate il vostro, etc.

ALLA STESSA

Brianza, 18 settembre 1826.

II marchese Trivulzio da parecchi giorni mi ha annun-ziata la venuta vostra in Milano . Per colmo delle tantedisgrazie che mi percuotono, mancava ancor questa ch’iodovessi esser privo della consolazione di baciarvi la mano,e di protestarvi a viva voce, che, mal grado del lungo si-lenzio delle mie lettere, il mio cuore è sempre pieno divoi. Non potendo io dunque venir di persona a salutarvi,commetto ad un altro me stesso, al celebre traduttore diEschilo e di Sofocle, il signor Felice Bellotti , la cura diadempiere per me questo officio di santa amicizia, ben si-curo che vi sarà grato il conoscere questo bel lume dell’i-talica poesia, come al mio Bellotti sarà gratissimo il co-noscere in voi il fior delle dame, tanto celebrato negliaurei versi di Pindemonte, al quale (sia pur detto per pa-rentesi) farete per me molte congratulazioni pel bello, bel-lo, bellissimo suo poemetto sul Teseo di Canova . Il Bellottiunitamente a queste poche mie righe (poche, perchè l’apo-plessia che mi ha colpito, avendomi morta la metà del cor-po, mi ha morto ancora l’uso di scrivere, ond’è che agrande stento m’è dato il mover la penna), vi presenteràun esemplare della nuova edizione che in Milano si sta ese-guendo delle mie ciance poetiche. Vi prego di gradire l’of-ferta, e di renderla accetta al mio piccolo amico , cioè al