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6 (1842) Epistolario : riordinato ed accresciuto di molte lettere non prima stampate o raccolte / di Vincenzo Monti
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dai quali non è possibile il cavar fuori senso che regga: eil senso richiesto da tutti gli antecedenti, per mio avviso,sarebbe : Dunque continuando a vivere e a servire il mioSignore (cioè Amore^ siccome appresso si spiega), io veggoche questo è Punico modo di far guerra alla morte. Dietroal quale concetto, invece di Veggio del danno mio serven-do, etc., lo penso si debba leggere Veggio che il donno mio(cioè il mio Signore) Fedel servendo, alla morte fo guerra;o altro simile, se non vi parrà che l’aggiunto fedele feriscanel segno. Ben mi prometto per sicuro, che quel gerundioservendo deesi senza fallo riferire ad Amore , poiché nellaseguente strofe il poeta stesso espressamente lo dice:

Mercè chiamando Amore che mi vaglia,

Vagliami per cui non rifino,

Ma senza speme affino ;

Che a lui servendo gio’m’è la travaglia.

Ho scritto il secondo di questi quattro versi come sta nellastampa^ ma un cieco vede ch’egli è guasto e bestiale. Equi pure io m’ardisco di correggere iu questa guisa:

Mercè chiamando Amore che mi vaglia ,

Vagliami Amor per cu’i’ non rifino.

E ciò per due buone ragioni: i. a perchè naturalmente chigrida mercè, ripete il nome della persona a cui domandamisericordia ^ 2.‘ l perchè ripetendo Vagliami , è forza ripe-tere per ripresa anche il nome di Amore , di cui s’invocal’ajuto: altrimenti la ripetizione del solo verbo nè sta innatura, nè si regge in sano discorso.

Osservate ancora nella terza strofa un’altra magagna. Ilnono verso di tutte l’altre s’accorda in rima coll’ultimo: ein questa s’incontra la stranissima di piacenlera con mor-ria. Ma lo spirito del concetto dimanda che quivi, in vecedell’ aggiunto piacentera, si debba leggere il verbo piaceria.Vedetelo per voi stesso:

Di ciò viver non voglio,

Ma dipartire l’alma di le membra;