LETTERE
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ALLA STESSA
Volesse Iddio che i fogli pubblici, cbe hanno annunziatala mia guarigione, avessero detto il vero. Ma disgraziata-mente la mia salute è tanto lontana dall’ essere ristabilita,eh’ io mi trovo quasi allo stesso punto in cui ebbe prin-cipio la mia malattia. La mia paralisi al manco piede eal braccio sinistro è sempre la stessa ^ e queste due partidel mio povero corpo sono tuttavia prive del potere diadempiere il loro ufficio. 1/ interesse, che voi prendete almio misero stato, mi comprende della più viva gratitudine.Non ho mai dimenticata la promessa di mandarvi alcunecose mie. Al momento, in cui vi scrivo, si sta ultimandoin Milano una nuova edizione di alcune mie poesie} digià ne sono pronti due volumi: terminata ch’ella sia, vido parola d’ onore , che uno dei primi esemplari sarà pervoi : e acciocché vi giunga sicuramente, raccomanderò ilplico a cotesto signor conte Alborghetti Inviato pontifìcio.
Non mi reputo degno dell’onore di essere aggregato allaAccademia Tiberina: e s’ ella non isdegna di avermi persuo socio mi stimerò fortunatissimo. Ma l’Accademia nonacquisterà in me che un tronco disutile ed infruttuoso ;ed ecco la mia risposta alla cortese dimanda da voi fat-tami. Non rispondo di pugno alla carissima vostra, e ciòsia prova dello stato infelice, a cui sono ridotto. Conserva-temi la preziosa vostra benevolenza, ed abbiatemi semprevostro buon servitore ed amico affezionatissimo, etc.