LETTERE
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Non fate al nostro Taramelli alcun rimprovero del suosilenzio 5 perch’ io stesso mi era assunta la dolce cura discrivere e per lui e per me. Ma quella benedetta monnaProposta, e il poco uso che posso far della penna, a ca-gione della sempre indebolita mia vista, me ne hanno toltoil potere. E già per queste poche righe mi si appanna1’ occhio talmente, che sono sforzato a dar fine. Vi ab-braccio dunque di tutto cuore pel nostro Taramelli e perme, e fo altrettanto co’dolcissimi amici Mustoxidi e Maffei.Addio.
ALLO STESSO
La mia povera vista 1’ un dì più clic 1’ altro si va con-,stimando, nè 1 ’ arte può ripararvi , perchè gli anni c lostudio mi hanno già troppo logore tutte le forze visive.Ogni poco eh’ io legga o scriva mi richiama agli occhitanta abbondanza di umor lagrimale , che ad ogni trattomi conviene asciugarli e disnebbiarli. Tultavolla c tanto1 ’ amor che ti porto, che vo’ far prova di rispondere allaLua dolcissima quattro righe, onde ringraziarti della carabenevolenza clic mi conservi.
Mi chiedi che sia della mia Feroniade? Ella dorme, cnon so quando si sveglierà , poiché la dura mia sorte havoluto che, per servire all'altrui volere, io mi sia gettaloa luti’ uomo in lavori troppo contrari ai dolci studi delleMuse, c che, finito l’uno, sia stalo costretto a por tnauo adun altro di peggior condizione, come appunto quello incui mi ammazzo al presente : nella correzione, cioè, di tuttel’opere minori di Dante , il Convito, la Vita Nuova e leRime: fatica che veramente uccide l’ingegno, ed è mortea tutte le Muse. Nulladinieno ho durata tanta pazienza ,che, coll’aiuto del Trivulzio c del Maggi, sono già al ter-mine dell’ impresa. Il testo del Convito c della Vila