LETTERE
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ALI.O STESSO
Mio dilettissimo. — Ritorno in questo punto dal Lagodi Como , ove lietamente ho passato diciotto giorni inseno dell 1 amicizia, e trovo qui giacente la tua carissima,alla quale rispondo subito.
Il mio Costa, cui abbraccio di cuore, mi attribuiscenei versi da te notati un pensiero, che, ove mi fosse pas-sato pur per la mente, mi meriterebbe la croce. A ridurrein una molte parole , mettete fra due virgole, oppur traparentesi, l’emistichio Se il Ciel non crolla, e avrete chiarala mia sentenza, la quale in prosa si è questa: — Se noncasca il Cielo, se non vien meno la Verità figlia di Dio,anzi lo stesso Dio ( ego sum Verilas), ogni sforzo sarà vanoa sostener in trono l’errore. —Il mio concetto adunquetorna tutto il contrario di quello che Costa e tu mi apponete.
Ti rendo grazie, mio caro , della preziosa benevolenzache mi conservi. Ah! disse pur bene Pitagora , che gli Dei,mossi a compassione delle umane miserie, mandarono interra l’ amicizia per consolarci.
All’ amabile Sampieri mille rispetti, e al nostro buonPepoli il saluto del cuore. Ti prego di non stancarti diamare il tuo, etc.
PS. Nei fogli pubblici di Genova e di Milano avrai letto,cred’ io , un mio Sermone contra i Romantici. La mar-chesa Antonietta Costa mia tenera amica mi scrisse :Voglio, e di più. vi comando di scrivere quattro versi per lenozze di mio figlio , etc. ed io, servo fedele ai precettidell’ amicizia, gittai in carta all’ infretta il detto Sermonesenza aver tempo di accarezzarlo e limarlo} e tal quale fusubito pubblicato. L’ ho in seguito castigato nell’ ozio dellavilleggiatura. Se mai per l’ amore, che tu porti alle cose