LETTERE 435
Gli amici che si trovavano nella mia stanza all’ arrivode’ vostri versi, tutti vi ringraziano dell’ esemplare che aciascuno di loro in nome vostro ho distribuito, e niunovi è stato avaro delle lodi ben meritate 5 e vuole espres-samente esservi ricordata anche la mia Costanza, che su-bito me n’ha rapita una copia. Ne offrirò un’altra, siccomedesiderate, anche al Trivulzio, a cui per sicuro sarà gra-tissima , quanto è stata a me e al Maffei la Tibullianadell’ egregio vostro cugino il cav. Benedetti $ dico la bellasua versione dell’Elegia: Plicebe,fave } etc. Così si potessesperare di averle tutte tradotte ! Ringraziatelo del cortesesuo dono, risalutatemi carissimamente il mio Costa5 masoprattutto significate a vostra sorella la mia viva rico-noscenza per la memoria eh’ ella conserva di me divotosuo servitore, e vostro affezionatissimo amico, etc.
AL CONTE GIO. ANT. ROVERELLA
Mio caro amico. — Nel miserabile stato in cui si trovala mia salute, peggiorata, ne’giorni andati, non poco dal-l’iniqua stagione, e più dall’ estremo abbattimento di spi-rito in cui sono caduto, il chiedermi versi, gli è un chie-dermi 1 ’ impossibile. Nulla cosa avrei tanto desideratoquanto il far cosa grata a te, e al signor Gucci , ma cre-dimi, la mia fantasia è assiderata, prostrata, e tu devi per-donare al tuo povero amico l’impotenza di far contenta latua dimanda. Lo stesso ti dice per bocca mia la infelicemia Costanza, la quale è tuttavia travagliata da mala sa-lute, per cui sono risoluto di condurla all’acque di Recoaro,mentre io mi condurrò, se il potrò , a sperimentare perme i fanghi di Abano, al quale effetto scrissi già, c scri-verò di nuovo al nostro Momolo, perchè mi trovi in Pa-