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6 (1842) Epistolario : riordinato ed accresciuto di molte lettere non prima stampate o raccolte / di Vincenzo Monti
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DEDICATORIE

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intesi, alcuni argomenti frivoli, e dedurne per ottima con-seguenza che tutto il libro è detestabile. Ma, signori criticiin prosa (diceva M. Dryden), perchè pescate le paglie chegalleggiano sulla superficie, e non piuttosto i coralli chestanno nel fondo? perchè vi occupate nella minuta enu-merazione di tutte le imperfezioni, senza arrestarvi giammaialle bellezze? Il giudicar senza spirito su convenevole ma-teria è stupidezza } ma il giudicar con malizia è imperti-nenza ^ come 1’ aver ricorso alla satira, quando si mancadi ragioni, è opera da uomo ignorante ed infame.

Chi trovar vuole i difetti d’un poeta, deve cercarli nel-l’eccesso delle qualità che ne costituiscono il carattere.Ogni poeta pone sempre ne’ suoi versi molte di quellecose che poco gli costano. Chiabrera, Guidi, Frugoni peccanodi soverchio entusiasmo: sono caricati qualche volta e gigan-teschi. Segno che la lor fantasia era grande e robusta: i lorodifetti stessi ne formano 1’ elogio. Una immaginazione de-licata e gentile diverrà viziosa per troppa sottigliezza eraffinamento: all’ incontro una immaginazione calda e pro-fonda eccederà nella grandezza e nel disordine delle idee.Somiglio la prima ad un piccolo rivolo che mormora lan-guidamente, ed ha il margine sì gremito di fiori, che nondà varco ad accostatisi senza calpestarne ed opprimernemolti coi piedi. Somiglio la seconda ad un fiume reale, chetorbide sì qualche volta , ma sonanti e maestose porta almare le sue onde, e regge sul dosso le navi , laddove quelruscelletto appena tragge seco le povere foglie che i fan-ciulli vi gittano per giuoco. Zappi , Rolli e cento fran-cesi sono del primo carattere. Dante, Ariosto , Milton sonodel secondo. Io non disprezzo le delicate fantasie smorfiose:ma io vorrei essere Omero piuttosto che Auacreonte, e ri-nuncierei di buon grado a cento leggiadre cose di questo,per aver dieci sole bellezze di quello , benché da mollidifetti accompagnate. E tanto più volentieri io lo farei,quanto che Longino ci fa intendere in tuono di serietà chele produzioni d’un grande ingegno con molti errori e