DEDICATORI*)
466
belle immagini, e non comprendere la superiorità che do-nano a David a confronto di Omero . Nell’Iliade è l’uomoche scrive ed inventa: l’immaginazione è profana, i suoisforzi non possono occultarsi , e questi ne tradiscono ladebolezza. In David soffia immediatamente lo spirito diDio : la sua poesia è degna del cielo medesimo, e impressatutta del conio di Colui che scherzava formando l’universo.Omero copia la natura. David scrive ciò che gli detta lostesso Autor della natura , ed esso è quello che dipingeper lui. David in somma è tanto superiore ad Omero ,quanto la cristiana idea del supremo Essere è più ragio-nevole e più sublime in noi che nei pagani. E benché siavero che tanto Omero quanto David si riuniscano am-bidue allo stesso punto, perchè la natura è 1’ oggetto e loscopo a cui tendono dall’una parte e dall’altra} passa peròquesta gran differenza tra loro, che Omero è rimasto dentroi confini dell’ umanità , laddove David ( dice il sig. Bat-teux ), prendendo un soprannaturale scuotimento, sali finoin grembo alla Divinità a pigliarne i suoi soggetti e la forzanecessaria per degnamente trattarli.
Ma io sono un pedante in ripetere cose già note, spe-cialmente a voi, veneratissimo Monsignore, che più d’unavolta vi siete accordato meco a favore di David contro ivostri Greci. Dico vostri, perchè sin dall’età di tredici annivoi ne succhiaste il latte, e stringeste con essi famiglia-rità , recando fin d’ allora in sì bei versi toscani qualchetragedia d’ Euripide, che Roma se ne ricorda ancora conmaraviglia (*). I Greci intanto sono stali essi che vi hannoreso quel nobile e leggiadro poeta che siete. Di qui na-sce a voi la ragione di esserne tanto innamorato} mase fosse lecito indovinare i pensieri dei morti, si po-
(*) L’ Ecuba. — Questa versione era sta'a impressa in Roma dal Ca-saletti nel 1765, ma non mai pubblicata. Non ha molti anni venne ri-stampata in Milano nell’ultimo volume delle Opere varie del Visconticon altri suoi versi, (L’Editore.)