DEDICATORI* 4^9
fautasia di chiunque ardisce cimentarsi in questo generedi poesia. Orazio, parlando di Pindaro , diceva che era unvoler Fare il volo d 1 Icaro il tentar d’imitarlo. Altrettantoconvien dire di lei, e con più di ragione. Orazio forsecoll’esempio di sò stesso smentì ciò che disse di Pindaro .Ma un’anima così delicata, così limpida, così tenera etrasportata come la sua, non vi è, nè vi sarà mai, perchèla natura ne ha perduto il modèllo, per quel che penso. Ilsolo autor della Giulia, se avesse aspirato al vanto di poetapiù che a quel di filosofo, forse avria potuto rassomigliarlaqualche poco, ma non eguagliarla.
Infatti e come mai sperare la forza tutta di quel di-vino fervore, che sì mirabilmente si fa sentire nel Te-mistocle , nell’ Olimpiade, nel Demetrio ? etc. etc. etc. Nonparlo degli Oratorj sacri , perchè questi quando saremoalla fine del mondo , acciocché non vadano perduti, gliangeli gl’ impareranno a memoria, se pure non gli hannogià imparati a quest’ ora. Io ho intenzione di andar ungiorno a sentirli , e spero che le voci di quei celesti can-tori debbano piacermi assai più che quelle di Pacchia-rotti c di Ansani. Ma lasciamo per ora il cielo, e per fareun cattivo passaggio torniamo alla mia Cantata.
Non per lusinga dunque di uscirne con onore e piùfelicemente di tanti altri che mi hanno preceduto, ma persolo capriccio ho voluto cimentarmi ad un componimentodrammatico} e per capriccio pure ne scriverò qualchealtro, se darassi l’opportunità. Io ho tutta la ragione ditremare in sottoporre agli occhi di V. S. Illustr. questomio tentativo, e so che da lei altro non posso aspettarmiche biasimo. Ma quand’anche la sua gentilezza le facesseprendere un abbaglio per me fortunato, può almeno stai-certa eh’ io non le farò il danno di stampare in un belturchino volante le sue lettere, dando così motivo al pub-blico di dubitare ch’ella sia persona aifatto sincera, e in-capace d'ingannarsi ne’suoi giudizj. Intanto, finché questalettera trapassa le alpi e viene a trovarla sul Danubio ,