Band 
[Tomi settimo & ottavo.]
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P arte II. CAPO XXV. ity

quella villa tutto dato alle cure campestri, lungi dalle corti edalle muse , che è invitato a voler di nuovo coltivare , ed allequali si mostra soprattutto avverso . Dice, chegli non nacquepoeta, e non e un di coloro che altro non sanno fare che versi,in tutto il rimanente poi a valentuomo spettante spiritati stu-pidi e pazzi. Quel poco di poesia , che altre volte gli è puruscito di mano, è stato o vanità giovanile , o esercizio accade-mico , o ricreazione delle fatiche . Ora ritornò a più saggi pen-sieri e più conformi alla sua età. Nella condizione in cui si tro-va , più non gli si addice 1 applicarsi a cose si vane : egli oraaltro non volge per la mente che le domestiche faccende , ilmiglioramento delle sue terre , 1 aumento de suoi proventi ;il mantenimento el collocamento della famiglia .

Ciò non pertanto , quando si trovò nella sua tranquillaGuarina , conobbe che poteva ancora trovar tempo per occu-pazioni men gravi . 11 grido in che era 1 A minta del Tasso , difresco stampato, fu quello senza dubbio che portò il Guarinia rivolger 1 animo ad un componimento da parecchi anni co-minciato , composto a suo bell agio , e sovente intralasciato ;ma a cui mancava soltanto in allora 1 ultima mano . Il Tassoed il Guarini , amici nella prima loro giovinezza , eransi scon-trati nella corte di Ferrara , ed erano venuti in discordia permotivi di galanteria uniti alla rivalità poetica . Alcuni sonettisatirici furono scagliati dall una parte e dall altra (i) ; ma lecose non procedettero più oltre ; e non cessarono di stimarsiscambievolmente . Le sventure del Tasso cominciarono ; ilGuarini , indispettito della scorrettezza mostruosa delle primeedizioni della Gerusalemme liberata , che era stata fatta dipubblica ragione senza saputa dell autore , si diè la cura dicorreggerne di sua mano un esemplare, di cancellarne gli er-rori non meno numerosi che grossolani , di supplire alle gran-di mancanze , d aggiugnere tutti intieri li sei ultimi canti,de quali aveva una copia, e quella fatica valse per una miglior

(i) V. sopra , t. VII, p. 34-