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[Tomi settimo & ottavo.]
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Parte II. Capo XXV. 277

ca , ed è un indiscfrezione il farla correr tanto . Allora quellescherzose donzelle ripigliano il canto :

Mira Nume trionfante ,

A cui il mondo amanteEmpio tributo !

Eccol oggi deriso, eccol battuto ,

Siccome i rai del SoleCieca nottola suole,

Ch ha mille augei d intorno ,

Che le fan guerra e scorno,

Ed ella picchia

Col becco invano , e s erge , e si rannicchia .

Ma alla fine il giuoco più innocente ha i suoi pericoli, enon è un saper fuggir lamore landar troppo con lui trescan-do . Le ninfe si dileguano , senza farne verun cenno ad Amaril-li , e Mirtillo, ammaestrato da Corisca, le va incontro ; essa loprende , e crede da pri ncipio che sia Aglauro , e poi Corisca :si toglie la benda, e smarrita si trova nelle braccia di Mirtillo.Ella si leva tosto in collera, magli poi orecchio , si sentecommossa alla voce di colui, chella ama senza volerlo confes-sare , e gli congedo con queste commoventi parole, che lospettatore comprende a maraviglia, se non le comprende Mir-tillo :

Partiti, e ti consola,

Che infinita è la schieraDegl infelici amanti.

Vive ben altri in pianti,

Siccome tu , Mirtillo . Ogni feritaHa seco il suo dolore ;

se tu solo a lagrimar damore .

Questa , non è da negare , è una scena deliziosa ; e convienessere insensibile per non sentirsi commosso immaginando1 effetto, che questo sciame di giovinette, e le loro scherzevo-li danze , e i dolci loro canti doveano produrre su di un teatro ,nel quale niente mancava di quello che può contribuire all il-lusione . Ma come potevano esse ad un tempo cantare , ballare