Parte II. Capo XXXVIII. See. I. mdue anni dopo a Venezia insieme col padre , fece in appressofrequenti viaggi a Ferrara , abitando ora nella città , ora nellavilla di Ercole Strozzi . Entrò anche nel cuore del giovane Al fonso d’Este , che fu poi duca di Ferrara , e di Lucrezia Bor gia sua moglie, della quale divenne confidentissimo. In Vene-aia era uno de’più gran lumi dell’accademia stata aperta daAldo Manuzio 1’ antico ; ma non si fermò gran pezza in quellacittà , e trasse nel i5ofi alla corte di Urbino , in allora la piùillustre per gentilezza e magnificenza , dove i più nobili intel-letti solevano accorrere, ed erano in ogni maniera onorati.
Il Bembo vi rimase sei anni, attendendo tranquillamentealle sue fatiche ed a’suoi studj letterarj. Nel i5i2 si recò aRoma con Giuliano de Medici (:). La virtù che ebbe, pocostante d’interpretare un antico codice lutino, che era statomandato dalla Dacia a Giulio II , lo mise nella grazia di queLpontefice. Alla morte di Giulio ( 2 ), Leone X che gli succedette,lo elesse suo segretario , prima ancora di uscire di conclaveassegnandogli una provvisione di tre mila scudi romani. Negliozj e nell’ agiatezza di quell’ uffizio , in mezzo al lusso, e , bi-sogna pur dirlo , alla licenza che regnavano nella corte di Leo ne X , egli , nato sensitivo , non poteva gran fatto resistere altorrente , nè darsi vanto di una purità di costumi, di cui nonvedevasi intorno verun esempio. S’ invaghì d’una certa Moro-Bina, leggiadrissima, e, dicesi, gentilissima, colla quale visseoltre a vent’ anni, e n’ ebbe tre figli naturali (3). Nella gene-rale dissolutezza , siffatta costanza era una spezie di regolarità.
L’ amore ed il gusto de’piaceri non lo distolsero punto daidoveri della sua carica. L’ eleganza con che scriveva in latinole lettere ed i brevi del pontefice glie lo rendevano ogni dì più
( 1 ) Fratello del cardinale Giovanni , die fu non molto dopo ilpapa Leone X. Giuliano fu di poi duca di Nemours :
(a) Nel r5 1 3.
(3) Due maschi ed una femmina , Lucilio che morì assai giova-ne , Torquato che fu canonico in Padova , e coltivò anche le lette-re , ed Elma , che si maritò a Pietro Gradcuigo , nobile veneziano ;la Morosiua , loro madre, cessò di vivere iu l’adova nei ia35 .