Parte II Capo XXXVIII. Sez. I. 125tempo gli furono amicissimi. Bramato ed accarezzato per ognidove , brillava nelle conversazioni e nelle accademie , fu unode’più splendidi ornamenti di quelle della Virtù , de’Vignaiuo-li e dello Sdegno di Roma , e fu protetto da altissimi perso-naggi . Dal i52g al 1535 visse alla corte del cardinale Ippolito de Medici , e dopo la morte di esso passò alla corte del cardi-nale Alessandro Farnese : ma adonta di cotali protezioni fudalle passioni e dai disordini ridotto in miserabile condizione .Nel 1531 vedendosi sprovveduto delle cose più necessariescrisse a suo figlio che la parabola del figliuol prodigo parevafatta a bella posta per lui, purché si cambiasse la persona delfigliuolo in quella del padre. In fine una infermità contrattapel suo libertinaggio si unì alla miseria : entrò in isperanza diguarire ritornando in patria , e vi morì nel 1544 * n età di cin-quantacinque anni all’incirca.
Oltre le sue novelle , già da noi altrove mentovate, scrissemolte poesie e lettere latine ed italiane, amorose e morali,serie e satiriche o giocose. Dopo parecchie edizioni imperfettedelle sue opere , furono tutte raccolte in quella che 1’ abateSerassi fece in Bergamo nel 1747 (0* Gli estimatori a buondiritto apprezzano singolarmente tra le sue rime le stanze so-pra il ritratto di Giulia Gonzaga , ed il poemetto dellaNinfa Tiberina. La passione che li dettò , dà loro calore edaffetto. In generale non conosceva altro mezzo d’ illustrarsiche I’ arte di scrivere ad imitazione de’ classici quali sono ilBoccaccio in prosa ed il Petrarca in verso (2). Ma la sua teoricanon potè spegnere il suo ingegno. Le sue immagini sono per
10 più poetiche , nobili i suoi concetti, e la sua elocuzione sem-pre squisita ed elegante. Al Bettinelli , tra i suoi sonetti, piace
11 seguente , la cui fine è veramente pittoresca ;
Io pur doveva il mio bel Sole , io stessoSeguir col piè , come segu’ or col core,