120 STORIA DELLA LETTERATURA ITALIANAE le fredd’ Alpi e ’l Ren eli’ aspro rigoreMai sempre agghiaccia, rimirar dappresso;
E ’l Danubio , eh’ a giogo fu sommessoSì grave dianzi, udir al ciel l’ onoreMandar di lui , al cui giovenil fioreCarco sì periglioso è già commesso.
Ch’ or inel par riveder di caldo sangueTinger le piagge , e le pili folte schiereAprir con la sua invitta inclita spada;
O quando in parte la battaglia langue ,
Dopo molto sudor con I’ elmo bereOnda , che per lui tinta al mar sen vada.
Altri all’ incontro antepongono questo :
Signor , le piaghe onde tuo vago aspettoCangiasti in reo, e desti a noi salute,
Chi mirar può senza che dentro mutePensieri e voglie , di diamante ha ’1 petto.
O santi chiodi , o non più inteso effetto ,
Ove tutte le lingue oggi son mute,
Vince 1’ immensa vostra alta virtuteDi troppo ogni mortai basso intelletto.
Toceovvi appena il martel aspro e greve,
Che rotta cadde la spietata spada ,
Che il cammin di mercè tenea reciso,
E da bei membri largo fiume e leveVenne di sangue con sì larga stradaChe ’l foco estinse , e tornò ’l pianto in riso.
La prima terzina offre un’ immagine veramente nobile eper poco omerica , e l’armonia imitativa dei versi aggrandiscela nobiltà della immagine.
Compose canzoni , fra le quali viene particolarmente lo-data quella che dettò in lode del Farnese , suo proiettore (i),e che alcuni attribuivano ad Annibai Caro. L’abate Serassi,
(i) jXeff’ apparir dui giorno , cc. p. a3j.