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5 (1841) Prose varie / di Vinzeno Monti
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E qual difficile incarico mi avete addossato ? Lora nottur-na che vi ha qui radunati, il mesto silenzio con cui mi guar-date e mudite, il pallore di queste faci, e più quello dellevostre fronti, mhan già detto abbastanza di che volete chioparli. Si adempia pur dunque il voler vostro, e si parlidellucciso Figliuol di Dio. Ma che potrò io mai dirvi, che ilvostro cuore non vi abbia già fatto intendere, e più assai diquello possiate aspettarvi dalle mie deboli parole? Suggeri-temi, ve ne prego, i vostri pensieri, o almeno non vogliateadirarvi comiei, se al vostro cospetto si presentano controppo tumulto e disordine. E come conservarli tranquilliin mezzo al gemito e al fremito universale della natura? Benfacesti, o Sole, a coprirti di tenebre per non veder tra-fitte le mani che ti cinsero di luce e ti lanciarono nelvoto di questo universo. Ben facesti, o terra, a crollarsutuoi cardini per compassione di quei piedi feriti che tim-pressero le vestigia del tuo divino Benefattore. E tu, omare, tu ancoramuggi e sollevi i tuoi flutti, ora che spentaè la voce e sono chiuse le labbra che comandavano ai ventie placavano il furore delle tempeste. In questo orrore dicose io sono ben lungi dal potervi tessere un regolato estudiato ragionamento. Io non ho che il cuore, di cui faruso ; e il cuore, o miei cari, sente, ma non ragiona