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5 (1841) Prose varie / di Vinzeno Monti
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LETTERA

quo all’istanza dell’ offeso suo re; il quale, riposando tuttosulla giustizia della sua dimanda, e sulla fede, sulla ret-titudine, sull’amicizia di S. M. Siciliana, riclamava l’in-teresse di tutt’ i sovrani nel punire severamente c con-cordemente questo genere di delitti ? Chi altri fuori di voi,con un cavillo impudentissimo ed inaudito(i), avrebbe osatodi calunniare le pacifiche, leali e rispettose espressionidi quella richiesta, e rispondere, che una tale requisizioneveniva a ferire il decoro di S. M. Siciliana , a violarne ilterritorio , c a disturbare la tranquillità de’ suoi sudditi /quasi che torni conto ai monarchi il tenersi al fianco inemici del trono, e sia pericoloso ai popoli il castigo de’scellerati? E per sottrarre finalmente quel fellone al rigoredi tutte le leggi contro lui sollevate, chi altri poteva im-punemente, se non voi, fabbricare, e dappertutto propa-gare contro di me la più nera e la più assurda delle ca-lunnie; contro di me, che niuna colpa ho commessa rap-porto a voi, se non quella d’avervi fin qui rispettato, ecreduto degno di qualche stima?

(i) Dai sentimenti adunque d'amicizia di V. M.... aspetto eh’ ella si de-gni di dare i suoi ordinij perchè la persona incaricata di SE SAISIR delbarone d’Armfeldtj egualmente diedi tutte le sue carte.,., possa adempirela sua commissione con quella segretezza che in simili casi è pur neces-saria. Questi sono i precisi termini della richiesta di S. M. Svedese.Chi il crederebbe ? L’ingenuità del Gabinetto di S. Gennaro stacca quelse saisir dalla preghiera che lo precede, c, sfigurando il senso puro einnocente di questo termine, vi ravvisa dentro un manifesto insulto allasua corona; e cosi quel villano se saisir diventa lo scoglio a cui rompe eva naufraga l’amicizia del re di Napoli verso quello di Svezia . Peccatoche il pubblico non abbia questa volta il diritto di decidere la questio-ne, poiché la lingua francese essendo lingua esotica, come tutti bensanno, quanto la copta , niuno di noi, balorda plebe ignorante, puòafferrar bene il vero valore di quel vocabolo ! E forza dunque rasse-gnarsi ciecamente alla sentenza del dotto signor Generale, a cui soloappartiene la difficilissima interpretazione del misterioso idioma francese ,e concludere, che l’avvisare un amico d’avere scoperto nella casa di luiun ladro, e il pregarlo di dar i suoi ordini perchè la giustizia possa sesaisir di quel mascalzone, è una turbazione della domestica sicurezza ,ed una gravissima ingiuria alle leggi dell’amicizia, e ai diritti, al decoro,alla dignità del padrone di quella casa.