LETTERA
o morto o vivo. Non vi deste mai a credere clic io voglialagnarmi dell’affettata ignoranza, con cui vi abbassate a no-minare la mia persona. Fortunatamente non è in manovostra, o signore, il nobilitare i oognomi, nè l’infamarli.Vi chieggo perciò umilmente il permesso di ridere dei su-perbi vostri disprezzi, di cui mi vendica abbastanza lagloria paterna, non già nel catalogo dei barbieri toscani,ma nella storia delle belle arti e dei galantuomini. Me nevendica ancora a meraviglia la particolare clemenza conche risguarda in me, l’ultimo de’ suoi servi, il generosoed amabile mio sovrano, il quale, nel compartire le splen-dide sue beneficenze, pon mente moltissimo alla probitàdelle persone, pochissimo alle prosapie, e nulla affatto alloro machiavellismo, uel quale concedo a voi senza penala preminenza. La massima, che sotto Luigi XIII lasciòscritta nel suo testamento politico un gran ministro di Sta-to , che i sovrani si guardino con diligenza dall ’ impiegarenelle cariche le persone d'onore , perchè non possono trarnevenni partito^ questa massima tanto esecrabile, quanto os-servata, è del tutto sconosciuta, se noi sapete, in Isvezia.Se lo sia egualmente nel sistema della vostra politica, ac-cordatemi l’onesta libertà di deciderlo5 e allora vi dirò iola ragione perchè non siete ancora in grado di rispettarmie conoscermi.
Ma, procedendo alla disamina di quella indegna asser-zione, come mai, signor Generale, voi gran ministro, voigran politico , per quanto dicono i vostri eunuchi, voi, at-taccato, per quanto dite voi stesso, alla sacra persona diS. M. Siciliana, come mai è possibile che abbiate volutosacrificarne l’onore e la gloria, pubblicando in suo nomequella puerile ed invereconda menzogna? E badate, cheve lo provo. Se il giorno della comparsa in Napoli del ba-rone di Palmquist, recatosi colà espressamente a presen-tare le lettere del re suo padrone per ottenere dal vostrola consegna del barone d’Armfeldt, se in quel giorno me-desimo voi foste avvertito della partenza da Roma dei tre