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5 (1841) Prose varie / di Vinzeno Monti
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LETTERA

se mi fossi adoprato di secondare, dal cauto mio, le suegiuste intenzioni. Il cuore però dicendomi che la vostralealtà, signor Generale, rinomata quanto la greca, e lapubblica ed invereconda protezione che da voi si accordavaa quel traditore, avrebbero, contro tutte le norme del giu-sto e dell’onesto, delusa quella sovrana dimandalo pensai,come servo diligente e sollecito, di mettermi in istato diriparare, quando che fosse, al tradimento già preveduto, aquello cioè di sottrarre il colpevole alla requisizione dellaSvezia , procurandogli una segreta evasione. Mi era dunquenecessario il dare tutti gli ordini possibili, perchè egli fossedappertutto inseguito, acciò la mia Corte, informata a tempodel luogo , qualunque fosse , del suo ritiro , potesse sempreripeterlo in forza del suo pieno diritto sopra il medesimo.Che anzi ( guardate che giungo a dirvi ) se una grave contu-sione a una gamba non mi avesse in quei giorni impeditodi camminare, era mia ferma determinazione di recarmi iostesso a Napoli , ond’ essere all’uopo di rendere personal-mente al mio Principe questo servigio} poiché dove trat-tasi di alto delitto, egli è un traditore, signor Generale,chiunque si separa dalla causa del suo sovrano, e non la fatutta propria. Quindi tanto son lungi dal credere che il miozelo in servire il mio Re mi abbia disonorato, come voiandate persuadendo a tutti quelli che professano la vostramorale, che ne vado anzi fiero e superbo; e riputerei bensomma la mia disgrazia se ini trovassi obbligato di venireall’Areopago di Napoli per apprendere da voi i doveri dibuon Ministro, e i principii di religione e d’onore. Delresto non voglio perdere l’opportunità di questa digres-sione per dirvi che, se io fossi stato quel vile che voi pen-sate, applicandomi la misura del vostro cuore , di cercarela morte del barone d’Armfeldt, sappiate bene, che nonuna volta, nè due, ma cento e trecento volte la fortunaavrebbe favorito questo scellerato disegno} ma sappiate an-cora, che non avrei giammai riflettuto, siccome fo adesso,alla comodità di questo misfatto, se le stolte vostre calun-