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LETTERA
Napoli per far uccidere il Barone di mio puro capriccio, ecommettere per passatempo il più atroce di tutti i delitti,col certo pericolo di un solenne castigo in vece d’una so-lenne riconoscenza (i). Siccome però la detta credenzialenon era attergata per Napoli , ma per Firenze , per Li vorno , per Genova , per Bologna , per Venezia , per Mi lano , per Amsterdam , e per tutte insomma quelle città,per le quali era probabile che il Barone , di cui s’era pre-veduta la fuga, passar potesse; così per rimediare al biso-gno instantaneo, egli pensò di ricorrere nuovamente aS. E. M. Andrò, per il quale abbiamo detto eh’ egli avevadelle lettere mie in nome della Corte. Ritornò dunqueda S. E., ma inutilmente, perché S. E. aveva promesso aV. E. di non meschiarsi punto nelle convenienze del suosovrano. Ma il Mori, che quando voleva sapeva operareil miracolo di Mida, bussò a un 1 altra porta, e trovò subitomille ducati effettivi. E qui notate di nuovo la solennità ,il treno e la splendidezza, colla quale Piranesi spedisce isuoi sicari pel mondo.
Una porzione di quel denaro mi vien detto clic dopoalquanti giorni fu impiegata nel pagare la ricompensa di
(1) La nomina di Ministro di Svezia presso la Santa Sede col consuetoappannaggio di tre mila scudi, olire l’antico assegnamento vitalizio, un anel-lo di grossi brillanti col ritratto di S. M., mandatomi in dono dalla cle-menza del Re medesimo in espresso contrassegno del suo gradimento peideboli miei servigi, la Croce del distinto Ordine della Stella Polare , com-partitami nell’ ultima universale promozione degli Ordini, colla quale siè voluto nella maniera più nobile e generosa anticipare una ricompensaa tutte le persone benemerite della Corona, e quello che più si valutadal mio cuore sensibile, le sovrane e replicate testimonianze della miainnocenza, del mio zelo e della mia onoratezza rese pubbliche per mezzodelle stampe agli occhi di tutta I’ Europa : ecco i castighi con cui laCorte di Svezia ha punito i delitti che quella di Napoli mi attribuisce.Mi sarei volentieri astenuto dall’accennare questo cumulo di beneficenzee d’onori, se non fosse stato per confondere cd umiliare la petulanzade’miei nemici, i quali sarebbe tempo che si persuadessero che un go-verno saggio ed illuminato non può senza un delirio avvilire sè stessoe il nome della nazione, al segno di dare ad uno scellerato la ricom-pensa delle anime virtuose.