AL GENERALE ACTON
I 2 I
doro, il quale ha predicato con tanto zelo in Danimarca la vostra fede, senza però trovare un credente, senza gua-dagnarsi un proselito.
Si scatena poi come una Menade, quando scende a par-lare della lettera del signor marchese del Gallo al baroned’Armfeldt, intercettata in Polonia e mandata original-mente alla Corte di Svezia e colà pubblicata. E qui, dopodi aver magnificata la virtù di queste due bell’anime, de-clama ferocemente contro gli agenti Svedesi per averesparso nel pubblico, che il barone d’Armfeldt nella suafuga passò incognito per Vienna , ed ebbe ricovero in casadel lodato signor Marchese. E non solo egli niega chequel ministro l’abbia veduto, non che ricoverato pressodi sè, ma con fronte da consumata meretrice asserisce cheil barone d’Armfeldt non è passato affatto per Vienna .
Oh prototipo d’impudenza! oh bugiardo senza giudizio!E in qual bordello, in qual lupanare ha egli adunato que-sto vostro panegirista un così ricco capitale di sfrontatez-za? Non è mai passato per Vienna ? E non basta la vocepubblica di quella Metropoli, non bastano i vostri salvo-condotti, non basta la lettera pubblicata dello stesso si-gnor Marchese? Non è mai passato per Vienna ? Credeegli questo avvocato degno di frusta, che il mio cannoc-chiale non arrivi più oltre che da Roma a Napoli ? Credeegli che il Barone avesse in bocca l’anello d’Angelica,quando passò il giorno due di aprile da Porlo Re, dirigen-dosi a Vienna ^ e quando partì da Vienna il giorno 9,prendendo il cammino per Leopold a Moscou ? Egli è benvero che il Barone, per quei pochi momenti che si trat-tenne in quella capitale, vi osservò un perfetto incognito}ma se voleva che il suo incognito non fosse tradito, il suocompagno dovea regolarsi con un poco più di cervello ,ed esso non portare il suo nobilissimo stemma sopra lasua carrozza, e molto meno mandarla tal quale al facoc-chio per risarcirla. È vero che egli e il Maggiore Branstromusarono la precauzione di alloggiare in luoghi differenti $