FATTO STORICO
I io
Il Cancelliere. Hai veduto tutti quei fagotti di panniche stanno sopra la stanza che tu hai trapassato? Quellisono panni di gente morta per non aver voluto confessarela verità.
V. Mori . De’ morti non ho paura, bensì dei vivi. S’iomorirò, sarà fatta la volontà di Dio .
Lo Scrivano. Ma senti. Tu puoi pigliare l’impunità csalvarti. Altrimenti tutto il male verrà sopra di te.
V. Mori . ( Dopo di essere stato alquanto pensieroso. ) F,bene: presso chi debbo io fare la mia deposizione?
Tutti con allegrezza risposero: Presso il Reggente. Vieni,piglia l’impunità, e sei salvo. — Non parve vero a quelmisero d’aver trovata la maniera d’uscire un momento daquel luogo di morte. Tutti contenti gli levarono i ferrigli restituirono i panni, e lo servirono come tanti officiosicamerieri, e da buoni amici gli diedero una presa di ta-bacco, e anche la scatola che gli avevano tolta il giornoavanti. Sentì consolarsi e ritornarsi in petto la vita. Esconoda quel pozzo, trapassano il corridore, e tornano a im-bacuccarlo dentro il lenzuolo. Lo portano alle stanze delcarcerier maggiore, e lo fanno sedere. Dopo mezz’ora ar-rivò il Reggente cavalier De Medici, che lo squadrò dacapo a piedi, e poi disse:
Il Reggente. Come ti chiami ?
V. Mori . Eccellenza, se mi fa salvo del tutto, io diròquello che so.
Il Reggente. Parla, che li fo salvo, e te ne darò la pa-rola in iscritto, col premio di cent’onze, che la maestàdel re ti regala, purché confessi dove sta Benedetto Mori.Tu lo conosci, non è egli vero?
V. Mori . Eccellenza sì (lo scrivano godeva). Questo Be-nedetto Mori è mio fratello, ed io mi chiamo Vincenzo.
Il Reggente. Dunque tu sei suo fratello. Dunque tu saitutto quello che volevano fare al barone d’Armfeldl perucciderlo^ e dovevate andar fuori di Napoli in quattropersone per eseguire questo misfatto.