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5 (1841) Prose varie / di Vinzeno Monti
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DELLA CARCERAZIONE 1>I VINCENZO MORI I 3 I

V. Mori. (subito con coraggio e con spirito). Che ilicevostra eccellenza? Ucciderlo? Ciò non è vero niente allat-to. Mai non ho intesa simile parola dalla bocca di miofratello.

Il Reggente. Dunque a che fine dovevate inseguirlo?

V. Mori. Siccome mio fratello mi disse che doveva an-dar dietro a un signore, che si era fatto ribelle del re diSvezia , per levargli delle carte eh’ erano contro il suo re}così mi pregò ch’io pure lo seguissi, e, quando si fer-masse in qualche città, cercassi d’introdurmi al di lui ser-vigio, avendo io abilità di barba e di pettine - , e con que-sta comodità procurassi di levare a questo signore tuttele sue scritture, pagandole cinquecento ducati, e milleancora se bisognava, perché egli n’avrebbe data qualun-que somma. E poi, ciò fatto, raggiungessi lui mio fratellonel luogo che mi avrebbe indicato. Questo è ciò che m’a-veva ordinato} ma mai di ucciderlo} e chi dice tal cosa ,dice una grossa bugia.

Il Reggente. Eppure vi sono testimonii che depongonoeli’ egli andava per ammazzarlo.

V. Mori. Non è vero, eccellenza. Andava solo per le-vargli le carte.

Il Reggente. Tu non dici la verità.

V. Mori. Sì, la dico, eccellenza.

Il Reggente. Ma quanti dovevate andar fuori?

V. Mori. Credo veramente che fossimo più d’uno.

Il Reggente. E chi sono?

Y. Mori. Non lo so} perchè mio fratello non mi dicevamai i suoi fatti. Mi faceva stare nel Caffè di Emanuelle}e quando mi voleva, mi chiamava, e mi dava per man-giare un tanto il giorno.

Il Reggente. Ma quando andavate insieme, dove anda-vate, e che facevate?

V. Mori. Si andava a spasso e si discorreva di cose in-differenti. Ma per lo più si parlava della mia disgrazia ,che per settanta ducali aveva dovuto fallire, quando neavanzava quattrocento di credito.