DELLA CARCERAZIONE DI VINCENZO MORI 1 ÌC)
di calar nello stomaco, e l’arrosto c il ragù lo facevanotremare da capo a piedi. In quell’ orribile situazione senteal di fuori un’ altra voce clic dice con impazienza : Maquando vengono i preti? Fu risposto: Tra poco. A questeparole lascia i maccheroni , mette 1’ occhio a una piccolafessura della porta, e vede avvicinarsi quattro preti vestitidi lungo. A quella vista gli si agghiacciò il sangue nelcuore, e battè forte alla porta. Aprirono, c lo trovaronosvenuto e tutto bagnato del sudore di morte. Ritornato insentimento, aprì gli occhi e si vide al fianco il suo car-ceriere e il carcerili- maggiore che gli dimandarono la ca-gione di quel deliquio. Il Mori non gliela tacque. Il carce-riere fece un sospiro} guardò il carcerici- maggiore, e gliparlò piano aH’orecchio. Si volse poi a quell’ infelice, e gli dis-se: State allegro, non abbiale paura. Gli aprirono la finestraper compassione, e per tutta la mezza giornata gli lascia-rono aperta la porta del camerotto con una guardia.
Qui lo storico si diffondeva in una lunga e biliosa di-gressione su questo bel modo di atterrire i rei per astrin-gerli a deporrc quello che si vuol che depongano^ ma si èstimato meglio il troncarla. Egli scriveva la sua relazioneper un solo, che son io, assai corto d’intendimento, e lesue riflessioni cadevano ben giuste ^ ma io stampo questarelazione pel pubblico, e un siffatto lettore non ha biso-gno del mio storico per capire.
Profittando il Mori della compagnia del suo pietosocustode, potè da esso istruirsi di ciò che significavanoquei discorsi e quei preti, e rincorarsi alquanto e prenderrespiro.
Il giorno ventesimoquinto della sua prigionia fu portatodavanti allo scrivano, che gli lesse il suo costituto. Il Moriper l’improvvisa impressione della luce e dell’aria nullavedeva, e il capo andava in vertigine. Nondimeno porgevatutta l’attenzione possibile a quello che lo scrivano andavaleggendo. Il sente dire ad un passo che si dovevano spar-tire mille ducati in quattro. Fermatevi ( gridò egli subito ),signor scrivano. Questo è falso, nè io l’ho mai detto.