FATTO STORICO
I 4o
Lo Scrivano. Io lo faccio per tuo bene, e per dimi-nuirti la pena.
V. Mori. Vi son ben obbligato di questa carità, c Dio ve ne rimeriti. Ma io non ho mai detto quello che avetescritto.
Lo Scrivano . Ti ha detto però tuo fratello, che sarestistato bene con lui. Dunque, che sorta di bene era questo?Forse bene di febbre? Doveva esser bene di denaro.
V. Mori. Non è vero. Non è questo il senso delle pa-role di mio fratello, nè io lo voglio sottoscrivere. Egli midisse, che, andando con lui, sarei stato bene} intendendo,cioè, che avrei avuto da vivere senza stento. Ma mai ineterno mi ha parlato di simili spartizioni.
Lo Scrivano . Io noi faceva che per la meglio. Basta:giacché vuoi il tuo danno, farò come ti pare. — E tornòa scrivere} ma non lesse, nè fece leggere quello che scrisse,perchè il tempo era corto, e la vista del Mori assai con-fusa, e più confusa ancora la testa. Se poi quel foglio fosseo no sottoscritto, lo storico dice di non saperlo. Sa beneche il Mori supplicò lo scrivano perchè gli fosse accordatoper compassione un poco di lume dalla finestra. Ritornòquindi nel suo camerotto, e vi trovò il Pasquini, a cui loscrivano : E cosi ? Non vuoi dunque dire la verità?
Pasquini. Io non so niente.
Lo Scrivano . Tu sei una gran bestia_Ma io ti man-
derò a S. Elmo, e ti farò morire fra le catene.
Pasquini. Io non so niente. Ma se volete usarmi la caritàdi farmi morire, datemi un confessore, e poi ammazzatemi,e fate di me quel che vi piace.
Lo Scrivano . Che confessore? tu devi morire come uncane. — Così dicendo, lo fe strascinare al suo carcere} ediede ordine che la finestra del Mori fosse tenuta apertaun’ora la mattina c un’altra il dopo pranzo, ma si ba-dasse bene che non si affacciasse e non discorresse connessuno. Così passarono quarantatrè gioni.
Una mattina gli cacciarono in testa il solito lenzuolo ,