I ,\l FATTO STORICO DELLA CARCERAZIONE DI VINCENZO MORI
mici, che un cane vi sarebbe morto di spasimo e di me-lanconia. Con tutto ciò quei due infelici, sostenuti dalsentimento della loro innocenza e dal coraggio che infondenegli animi la religione, fortificavano contro tutti i malilo spirito. E il Mori rivolto al Pasquini: Signor Pietro glidisse, se noi non facciamo cuore, noi andiamo a morire.Sia fatto il volere di Dio , rispose il Pasquini: mi affliggodel vostro stato, ma poco o nulla del mio. La canizie de 1miei capelli vi dice abbastanza che la mia vita in un mo-do o nell’ altro è al suo fine. Mi trafigge il solo pensieredi morire lontano dal mio paese, e di morire infamato.Del resto sia fatta sempre la volontà di Dio .
Intanto, cedendo alla necessità, e vincendo tutti i ri-guardi, cominciarono ad amicarsi e accomunarsi cogli al-tri prigionieri, e con quelli particolarmente della cameracontigua, a cui dava comunicazione, siccome ho notato,una finestrella. Cosi trovarono il mezzo di ricevere qual-che soccorso. Mandarono dei memoriali per riavere la robaloro; e dopo molte suppliche ottennero finalmente qualchecosa, una camicia da mutarsi dopo cinquantatrò giorni.Fecero ancora ( poiché la Providenza gliene somministrola maniera) delle istanze senza fine per esser tolti da quellainfernale segreta, e tradotti in altra meno scellerata; matutto indarno. Finalmente, dopo cinque mesi e due giorni,furono levati da quella grotta, e trasportati in luogo piùsalubre e più comodo.