LETTERA PRIMA
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dato da Venere Zefìritide per levarmi dal tempio in cui sfa-vami consecrata, e depormi nel di lei grembo, ondi ella poimi collocasse nel cielo.
Il Toscanella, il Gisselio, il Pulmanno, il Vossio, ilVolpi, e tutti in fine gl’ interpreti successori, saccheggian-dosi vicendevolmente, tutti sonosi sottoscritti allo Stazio ;e il commentatore del Catullo ad usum Delphini FilippoSilvio da principio adottando la chiosa Scaligeriana, ter-mina i suoi consigli colla Staziana. L’unico cangiamentofattovi dai seguaci, è quello di Zefiro aliscquo in Zefiroimmediatamente alato cavallo, nè da questa sentenza niunoha più ardito di ribellarsi dopo la sanzione di AntonioConti, la cui altissima autorità le impresse il carattere diinfallibile. E il postremo e il più abbondante di tutti, UgoFoscolo , s’impazienta contro i ritrosi, e con molta doviziadi erudizione e di passi greci e latini l’amplifica c stabi-lisce per quanto mai si può stabilire un errore.
Nè pareva poi arduo il ravvisarlo, o il suspicarlo almenoper un momento, se avessero quei dottissimi ponderatabene la forza di quell’ unigena. Non basta il mostrar conEsiodo che l’Aurora è madre de’venti, per passare a con-cludere che Mennone essendo suo figlio ei viene conse-guentemente ad esser fratello di Zefiro: è d’uopo ancoraprovare che l’uno e l’altro sieno unigeni, sieno congeniti;e questa è prova impossibile, poiché stando alla favola,(dalla quale nello spiegare appunto le favole non è lecito,dipartirsi) l’Aurora ebbe i venti da Astreo, e Mennone daTitone. Ma ciò che più deve confondere i Zefiristi, si èche Esiodo stesso, nel quale tanto si affidano, si è quelloappunto che mandali in perdizione, distinguendo chiaris-simamente queste due diverse genealogie; la prima al v. 3 ^ 8 ;la seconda al v. 984* Anche Virgilio ed altri poeti chia-mano Enea fratello d’Amore, perchè nati l’uno e l’altroda Venere; ma Amore ed Enea unigeni, come Apollo eDiana, nè Virgilio nè veruno si è mai sognato di dirlo.Per la qual cosa il voler che l’Aurora tutto ad un parto