DEL CAVALLO ALATO d’arSINOE, LETTERA TERZA 1 G5
State attento^ chè qui non finisce il miracolo. Dietro aMennonc uccello si alzano dalla pira ad un medesimo istan-te, ad un medesimo parto, con penne sonore, altri innu-merabili suoi fratelli:
. pariter somiere sorores
Innumerce.
Quel pariter e quel sorores bastano già per sò soli a ren-dere interamente V unigena di Catullo. Ma Ovidio , divenutonostro commentatore, spinge la sua illustrazione al di làdel nostro bisogno, aggiungendo a sorores :
. quibus est eadem iiatalis origo.
Se questa guisa di esprimersi, pesata sulla bilancia dellozecchino, cala un grano di meno dell’zmige/m Memnonis ì iovoglio essere condannato a non leggere per tutto il restantedella mia vita che i libretti in musica del moderno nostroteatro. Ma v’ha qualcosa di più preciso. Questi alati fra-telli attaccano, appena nati, una fiera guerra tra loro, ecolle ugne e co’ rostri si combattono ferocemente, e si uc-cidono :
Jnferiwquc cadunt cineri cognata sepulto
Corporei.
Da quanto Ovidio ha detto di sopra, corpora cognatavale qui coipora congenita, e un orbo lo vede. Ora coiporacongenita, e corpora unigena, non sono essi, per dio! unastessa cosa?
Ma come provi, diranno subito i pesca-dubbj, che unodi questi uccelli nati con Mennone si è lo Sti’uzzo ? E chimi prova, rispondo io, il contrario? chi mi sa dire qualisien’egli precisamente? La favola non pone a veruno diessi un nome distinto, e li chiama soltanto con terminegenerale uccelli Memnonidi:
Preepetil/us subitis nomea facit nuotar, ab dioMemnonides dictce.