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5 (1841) Prose varie / di Vinzeno Monti
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DEL CAVALLO ALATO d’arSINOE

noe, ma di Venere Zefiritide, perdute le qualità terrestrie caduche, cammina adesso per l’etra, e calca le stelle,e si pasce d’ambrosia nè più nè meno che le pantere diBacco, i leoni di Cibele , le puledre di Palladc, i serpentidi Cerere , e cento altri divi animali, liberissimi viaggiatoridel cielo- ,

Un celebre poeta francese , non pago di porre nel para-diso de’Cristiani il cavallo di s. Giorgio, di razza inglese ,con quello di s. Martino, vi pone ancora l’orecchiuto cor-siere di s. Dionigi, e, ciò eh’è più strano, il porco dis, Antonio. Io non invocherò questi esempi nè, volendoinvocarli, sarebbe buono l’oppormi, che queste sono empiebuffonerie^ poiché qui non si giudica d’empietà, ma disemplice poesia, le cui ragioni sono affatto disgiunte dallateologia. Ma noi, beffeggiatori delle favole de’Gentili, nondiamo noi per compagno a s. Marco un leone, c a s. Mat-teo un gran bue? E ove mette conto al poeta, non li faegli scorrere il cielo senza punto oltraggiare la religione?In mezzo a tanti animali, di che poeti e profeti hanno po-polato i campi celesti, a che dunque maravigliai’ci di tro-varvi ancora lo Struzzo? Non vi fa egli forse più bella vi-sta, che la civetta di Minerva, il bue di s. Matteo, e lagrande bestia dell’Apocalisse? Chi pur volesse più oltrecontendergli quest’onore, nè sapesse accomodare la fan-tasia a veder per l’aria Io Struzzo di Venere Zefiritide, ildimanderò se gli dà più gusto il vedervi l’asino di Sileno.E pure nella gran giornata di Fiegra la Favola cel dimo-stra trascorrente su e giù per l’Olimpo, e gli attribuiscela gloria d’aver dato il primo la rotta ai Giganti, spaven-tandoli colle sue canore intonazioni.

Veduto il modo, con che l’apoteosi d’Arsinoe, operalasecondo il ceremoniale degli altri Numi , fece partecipe de-gli onori divini il nostro Memnonide, investighiamo adessoil perchè nel divinizzare la chioma di Berenice, non po-teva Callimaco dispensarsi dal porre in campo l’azione diquesto bruto. Trattasi di penetrare nei pensieri reconditi