MATTERÀ QUINTA
Corre in Italia un proverbio alquanto ingiurioso alloStruzzo. Nativo com’è di calde regioni, egli patisce moltonel mutare del clima, e i pochi che ci pervengono, tuttiarrivano dimagrati, e scaduti, dirò così , dalla naturalelor dignità: quindi quel detto in bocca del volgo, magrocome uno Struzzo, e l’idea bassa e triviale, che molti sicreano nella testa, di questo illustre emigrato. Anche inaturalisti, che ignorano ( e poco ne terrebbero conto sela sapessero ) la sua cognazione con Mennone, e l’onorch’egli gode di portare sul dosso una bella Diva} i natu-ralisti, dico, non gli danno nè essi pure molta riputazio-ne d’intelligente e scaltro animale. Ma la bontà del carat-tere non fu mai un’ infamia, molto meno un ostacolo all’a-poteosi de’ bruti. Vedetelo nelle cerve di Diana, e nel pa-ziente quadrupede di Sileno. Altronde nella repubblicadelle fiere la più bella prerogativa è sempre la forza, e ilnostro Memnonide non può su questo lagnarsi della natu-ra. Nè egli è forte soltanto, ma ancora magnanimo. Ellen' attaque point les animaux plus faibles, scrive il Pliniofrancese ; rarement ménte se met elle en defense contee ceuxqui /’ attaquent. In questo contegno non vi sembra egli1’ Orso descrittoci dall’ Ariosto , che teme sì poco
1/importuno abbajar de’ [>icciol cani,Che pur non se li degna di vedere?