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5 (1841) Prose varie / di Vinzeno Monti
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NOTE

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meni Euripide , el j'avoue quil me touchc ici beaucoup pini que son imi-tateur; e poro dopo: enjin le trottile de l'un et de l'autre (d' Ifigenia rdAgamennone) est si vivement dépeint dans Euripide , que Bacine n'a pres-qtte d'autre gioire, que celle d'avoir suivi pas à pas son originai. Dopo ilfigliuolo, elleboro al padre, che nella sua prefazione alla Fedra inge-nuamente protesta di aver presoda Euripide le più grandi bellezze, dicui ha arricchita la migliore delle sue tragedie, e che quand je ne luidevrois que la seule idée du caractère de Phèdre , je pourrois dire, que jelui dois ce que j'ai peut élre mìs de plus raisonnable sur le thcdlre: e sinoti bene con Brumoy, T. VI, p. aao, che le ftl que Bacine a suivi , Vaencore conlrainl de negliger d'autres beaulès que le po'èle Grec a su met-tre en ceuvre aree beaucoup dart, camme, eie. Dopo questi, all ospedaletutto il fiore deCritici che hanno chiamato e chiamano tuttavia lEdipodi Sofocle la disperazione deTragici; all ospedale Diderot , che, parlandodelle tragedie francesi paragonate alle greche, scriveva : l'emphase, les-prit et le papillotage, quy règnent, soni à mille lieues de la nature. So-pra tutti, maledizione a quellacutissimo ingegno della Germania , Lessing ,che nella seconda parte della sua Drammaturgia ha osato di dire cheCornelio e Bacine, Crebillon e Voltaire , tuttoché bravissime teste, e meri-tevoli di un distinto rango fra i tragici, tutti e quattro cionnoslante hanpoco o niente di quel non so che, per cui Euripide è Euripide , Sofocle èSofocle , Shakespeare è Shakespeare , e VAlfieri, aggiungiamo noi Italiani, èV Alfieri.

Dimando a miei lettori perdono d aver avvilita ( e sarà la prima edultima volta) 1 autorità dei sommi Critici mentovati, opponendola a quelladi De Coureil , del quale non abbiam veduta finora che lestremità de-gli orecchi.

Ascoltiamo adesso, di grazia, la lepidissima parodia chegli fa dei primiversi dell Elettra di Sofocle . S è mai udito un pedante dire al suo allievo:u O signor Bartolomeo figlio del signor Andrea che guadagnò molle ricchezze algioco del lotto, eccoci giunti alla campagna che tanto desideravate di vedere?»Alla quale proposta il signor Bartolomeo figlio del signor Andrea rispondedello stesso tenore , e finita la parodia, la Pizia parla cosi: Una tragediadi questo stile ( dello stile di Sofocle ) sarebbe al d oggi solennementefischiata, e fischiata a ragione. E cosi per istruzione de giovani, che ascol-tano dal Pisano Ateneo la non ancora punita predicazione di cosi belledottrine, così si addestrano di buonora quegli innocenti intelletti, sucui riposano le speranze della Toscana , alla conculcazione di quanto vhadi più sacro nella letteratura ; così si giudica Sofocle nel paese che piangeancora lAl fieri ; così parlasi d una tragedia che fece prorompere in la-grime gli Ateniesi, e le cava tuttora dagli occhi di chiunque nato nonsia nella maledizione della natura.

Lascerò che altri di più allegro umore che non son io, si scompiscinodalle risa in udendo queste matte sentenze. Avvezzo a rispettare collafronte per terra i grandi nostri maestri, a piedi de quali la giusta po-sterità metterà sempre c la sua venerazione e la sua gratitudine, e per-suaso che nel sindacato dei sommi ingegni d'ogni secolo , dogni lingua