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SUL CAVALLO ALATO !>’ ÀRSINOE
debba esservi un Galateo, del quale sia lecito dimenticarsi soltanto coiDe Coureil , dirò francamente ancor io che i suoi turpi giudixj sono uninsulto air opinione pubblica, la quale non dispensa mai dal rispetto de*suoi decreti che i pazzi; dirò, che anche nella letteratura v'c una speciedi religione stabilita sul generale consenso degli uomini illuminati; cal-pestando la quale calpestasi la ragione, che è il risultato di quel comuneconsenso; dirò, che queste temerità letterarie percuotono fortemente Po-nor del paese nel quale si scrivono; dirò finalmente che le inverecondebuffonerie del sig. De Coureil su i grandi padri della tragedia sono unoltraggio alle ceneri del più grande Italiano de* nostri tempi ; parlo diAlfieri, che, debitore della sua tragica elevatezza all* imitazione di queimodelli, ne inculcava sotto il medesimo cielo la riverenza, e li traduceva,mentre un miserabile De Coureil buffonescamente li parodiava.
Lasccrò ancora, che altri per ingrassarlo gli facciano un buon regalodi semola per aver detto, che Teocrito è raffinato e concettoso come Fon -tenellej che Mosco e Biotte foriti e galanti non annodano almeno comeTeocrito 3 e mille altri cosiffatti spropositi, che il noverarli sarebbe operadisperata. Ma tutti i lettori, nel cuore de* quali 1 * idea dell* onestà nonè morta, tutti che leggeranno alla p. 194 ratroce bestemmia di questopiù che buffone contra quel ciarlatano di Socrateche noi consideriamocome il Cagliostro dell* antichità^ tutti lo manderanno dalla rnangiatoja almacello, maravigliando altamente, clic in mezzo al più culto e politopopolo dell* Italia impunemente si stampino queste infami proposizioni.Le eresie letterarie si puniscono col disprezzo, e quando degenerano inpetulanza si espongono alla berlina: ma gli strapazzi dei martiri dellavirtù, ovunque la virtù è qualche cosa, si puniscono colla scopa.
Dai vomiti di questo audacissimo salapuzio sopra gli antichi ( e nonho sfiorato che un articolo solo ) ognuno può figurarsi con che rispettoci tratta i moderni. Basta un* occhiata alle sue tre Parinianc , nelle qualiè a vedersi di che bei giojelli di critica egli ha ricamata la fama di quelsommo poeta.
All* udirlo dar principio alla prima (T. V, p. 168) con queste paroleu Quando le accennai nella passata mia una critica che far si poterà alMattino ed al Mezzogiorno dell* immortale Parini» 3 chi non si sarebbeaspettata una critica rispettosa , urbana , modesta , quale insomma suolfarsi e debbesi fare degli scrittori immortali 3 stando alla massima conser-vatrice del letterario decoro , che dei grandi uomini bisogna rispettarefinoi difetti , e imitare la carità di Japhet, non il nefando scherno di Cam.Ma è ben altra P educazione del nostro Critico.
Premessa una sua lunga e strana scomunica contro la mitologia, che eglinon può soffrire 3 e vorrebbe veder bandita da tuttoquanto il moderno re-gno poetico (p. 170), onde tirare la conclusione (p. 179) che il genere dipoesia nella quale ha scritto il Pariniy è quello appunto che deve escluderlaintieramente e necessariamente^ incomincia il sig. De Coureil ad applicarela sua bellissima teoria, e a schierare le inette favole delle quali il Parini ha lardellato il suo poema. E queste sono carezze. La carnificina comin-cia colla minutissima analisi del poeta. Ora egli è puerile nell* invenzione