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5 (1841) Prose varie / di Vinzeno Monti
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SUL CAVALLO ALATO I)’ AUSINOli

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debbono essere indifferenti. Mi si dirà che le dottrine d’ un pazzo nonfanno proseliti. Siamo d’accordo. Ma la libera loro circolazione, c unassoluto silenzio sulle medesime può crear giustamente nell’opinione de-gli stranieri il sospetto di una disonorante adesione. K vado a dirne li-berissimamente il perchè.

Le impertinenti pazzie di De Coureil vengono consegnate a un Gioì *naie, il cui elenco esibisce i venerabili nomi di Giovanni Fabbroni , diMascagni, di Fossomhroni, di Lanzi e di altrr valorosi compilatori.Non dimanderò come si sposino questi nomi eminenti con quello diDe Coureil. Mi è noto che all’assedio di Troia fra gli Eroi della Grecia ficcavasi qualche volta un Tersile, c so ancora con quali argomenti aposteriori ei veniva confutato e cacciato. Ma un De Coureil accanto aFabbroni ? accanto a Mascagni ? accanto a tutti quegli altri ? Nella listade’Savii iscritto un pazzo solenne ? Tra gli amici della virtù il beffeg-giatore di Socrate ? Tra gli credi c i custodi della gloria italiana il de-trattore degl’italiani? l’accusatore di Galileo? l’apologista del SantoOfficio ?

"Osservo nel manifesto recentemente pubblicato del nuovo Giornalede J Letterati la precauzione di far sapere in carattere maiuscolo che leopinioni letterarie sono libere s e che ciascuno segna i proprii estratti , on-d'esserne responsabile egli soloj il che vale la tacita confessione che inquell 1 opera periodica s’ inseriscono articoli, de’ quali non si ardisce diassumere in comune la responsabilità, che è quanto dire, de’quali siconosce la reità. Al mio vero rispetto verso gl’ illustri compilatori sa-crifico di buon grado le acerbe considerazioni che emergono per sestesse su quella scaltra protesta; c il pubblico, a cui non s’impone ,saprà giudicare se questa prudenza inetta in salvo del tutto le conve-nienze e l’onore di ciascheduno. Tanto solo dirò, che 1’ opinione pub-blica, la quale ha perdonato ai Sovrani il tener buffoni alle Corti, nonperdona il consorzio di questa gente ai filosofi, e loda Platone che, ser-rate le porte dell’ Accademia, manda Diogene a cenare coi cani fratellisul mondezzaio; nè in Diogene concorrevano le qualità espresse in quelverso :

E’ v’ & di pozxo e dì briccone un misto.

Comunque sia, un Giornale, che, oltre i bei nomi sopraccitati, si an-nunzia fatica di altri insigni scrittori (c obbliando l’offesa di certe Ac-cademiche fanfaluche , piacerai di protestare che non ne escludo puruno); un tal Giornale, io ripeto, non può essere disprezzato quandoferisce, nè dissimulato quando la riputazione di tutto il complesso de-gli Estensori può accreditare queste ferite, presso i lontani massima-mente , e presso coloro che ignorano da che sporche sorgenti proce-dono certi critici vituperi!. Mi si opporrà che un Giornale non ha maidata nè tolta riputazione. Nondimeno egli è doloroso il vedersi inve-stito da un villano censore, che viene in arena circondato da nomi chesi rispettano. Nc voglio tacere che ogni ben ordinato Giornale, quandoè lavoro di molto penne onorate, dovendo supporsi interprete disappas-