Il Foscolo , che nel suo ricco comento alla Chioma di Berenice ha sviluppato assai bene la ragione poetica diCallimaco e le idee religiose dominanti in quel poema ,chiude là decimaterza delle sue considerazioni con unaingegnosa, ma, per mio parere, poco plausibile conghiettura.Scendendo egli a piè pari nell’opinione del Vossio, che levergini, allontanati gli unguenti composti, non usasseroche della schietta gomma di mirra, si porta a credere chegli antichi, i quali chiudevano nelle favole tutta la loroteologia, mirassero, coll’ unica concessione di questa stillaodorosa, ad uno scopo tutto morale. Estima egli dunqueche nel culto muliebre delle giovinette fosse conceduta lamirra come per memoria del pudor famigliare e della pietàfiliale e fraterna; sentimenti eccitati, com’egli pensa, dallaricordanza del tragico fine dell’ infelice figlia di Ciniro.
Se tale si fu la mente di chi fece alle vergini questalegge, a me pare che, a conseguire il poposito suo , eiprendesse una via molto pericolosa ed equivoca. Forsetn’inganno, ma la memoria del delitto di Mimi non è dicerto la più atta a suscitar sentimenti ed immagini dipudore. Metteva anzi conto il lasciar le fanciulle nellapiena ignoranza di quella nefanda scelleratezza, dalla qualenon poteva mai scaturire vermi guadagno per l’onestà.Perciocché tra la perdita dell’innocenza e la consumazioned’un incesto, corre una serie lunghissima e progressiva di